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domenica 6 gennaio 2013

Chi rifiuta il cambiamento rifiuta la sua stessa salvezza


Esistono le manie di persecuzione causate dalle manie di grandezza.  Insomma MEGALOMANIE.
Ma se invece ste mani ve le metteste in tasca anzichè considerarvi perseguitati da ipotetici inseguitori?
Guardate che per nutrire ciò che si trova dall'altro lato, ossia il parassita invisibile che indossa il vostro abito, servite proprio in vita e belli paffutelli... Chi comprende questa parole contorte ne faccia strumento per guardarsi nello specchio della sua dimensione.
Ciò che abbiamo integrato lo accettiamo e lo amiamo incondizionatamente, ma ciò che ancora non abbiamo integrato e visto in noi, lo rifiutiamo, lo condanniamo, lo giudichiamo, lo respingiamo e gli inveiamo contro. Fa parte del cambiamento l'osservare, l'accettare e l'integrare per poi amarlo alla follia. Chi rifiuta il cambiamento rifiuta la sua stessa salvezza.

Ora prendo come esempio la politica, l'economia e la spiritualità.
Creare altri partiti pseudo-spirituali e ributtarsi in politica credendo di poter cambiare questo mondo e cercare voti è la stessa cosa che fa la religione quando chiede le indulgenze promettendo un paradiso che non è lassù come si pensa, ma solo dentro di noi. Quindi il cambiamento è esclusivamente interno. Questo pianeta è stato programmato in modo tale da poter comprendere, accettare trasmutare i propri demoni e ritornare ad impossessarsi della Forza che anima INFINITI MONDI.. Per quante siano le sofferenze, le brutture, le storpiature di una giustizia divina mai esistita, qui sei per riprendere pieno potere del tuo vero Sè. Se poi ci sarà anche un cambiamento fuori ben venga come riflesso di quello interno. Non dico che non debba esserci azione, in quanto per affrontare i propri demoni devi comunque muoverti verso di loro e annientarli con la sola forza di volontà custodita nell'amore. Ma credere di buttare giù un sistema che campa alle spese della nostra energia psichica, è quasi follia perchè, ripeto, da Matrix si può uscire solo dall'interno.
Chi ci dice che per tanti altri invece sia perfetto questo mondo o la sua vita? Ognuno parla e agisce sempre sotto influenza della DUALITA' del suo "MI PIACE/NON MI PIACE" .. "IO SI E TU NO", "IO BELLO E TU BRUTTO".. siamo sempre sul piano prettamente MATERIALE, del sistema, della sopravvivenza. Ma comprendo pienamente il genitore che vuole con tutto il cuore che i figli abbiano quantomeno in mano un mondo degno di una vita agiata e poco sofferta, ma nessuno sarebbe sceso qui su questo piano di esistenza se non fosse per una "SFIDA ANIMICA". Forse non è ben chiaro chi c'è a un palmo dal nostro naso, quali bestie invisibili pronte a cibarsi senza sosta.... Questa dimensione è una fetta di pane parallela ad altre, e chi vive schiavo della 3° senza sapere cosa c'è sulla sua testa (anzi DENTRO) può creare quanti partiti vuole e stampare quante monete vuole e offrire infiniti posti di lavoro, ma se si è incastrati , lo si è e basta.
Qui la gente ammazza la famiglia e poi si suicida, spara nelle scuole, si fa saltare in aria, partorisce e abbandona i figli.  La situazione è ben diversa, ognuno deve agire per il suo terreno ma non con desiderio di fuga, non con convinzione egoica gestita dal parassita interno, deve agire perchè ha un sogno, ma esso deve essere dettato non di certo dalla CRISI ECONOMICA. Ci metterei poco a trovare migliaia di seguaci e di lettori prendendo come esempio la SOLUZIONE DEI PROBLEMI ECONOMICI visto che al di là del velo si utilizza benissimo questo mezzo per sottomettere l'umanità. Guardate che non si esce dalla crisi con riforme economiche ma eliminando il problema alla radice.. siete in grado di distruggere e togliere potere a quelle trecento famiglie che possiedono il tasto pollice in su e pollice in giù, ossia banchieri geneticamente incrociati con qualcosa non certamente di origine umana? Non sto parlando con tono di presunzione o di rabbia, ma semplicemente cerco di EDUCARE (educere= tirar fuori) me stesso e offrire punti di vista diversi.
Quando ti svegli non significa che il mondo cambia ma sei tu a cambiare visuale e puoi spostarti in un cerchio diverso. Oppure ciò che è fuori può cambiare solo per te e per gli altri no.
Il mondo è al tuo interno anche se l'illusoria separazione tra te e l'esterno ti costringe a vivere nella dualità. E' un mondo duale, non c'è altra definizione.  Ma quando ti svegli smetti di cedere il tuo potere, la tua energia e inizi poco alla volta con una volontà sconosciuta a fidarti dell'unica Forza che ti Anima. Questa forza la diamo al nemico senza saperlo. Dobbiamo riprenderne il controllo.
Odiare il nemico serve solo a dargli parte del nostro potere. Quando ti svegli capisci che sei in un altro sogno. E' una matriosca di sogni, forse di illusioni, di visioni, di ricordi, di sfide..
Per liberare il pianeta dagli oppressori occorre prima liberarsene personalmente. Ecco perchè prima di un partito politico, promesse finanziarie, lavoro, medicine miracolose, occorre sganciarsi dal nemico interiormente ricordarsi di sè in quanto anima facente parte di una Coscienza incredibilmente grandiosa che non vede nè giusto nè sbagliato ma solo l'esperienza. Ma di certo ognuno paghi per le sue azioni. Ciò che emette gli ritorna indietro come un boomerang.
Causa-effetto.

Per vedere oltre e sciogliere la dipendenza da ciò che odiamo o temiamo, occorre togliere loro i soldati, ossia tutti quei pensieri non nostri che ci fanno percepire l'altro come nemico o il cattivo di turno. L'illusione della separazione crea una sotto-illusione, ossia quella del sentirsi al di fuori di un mondo che ha potere su di noi, ma il potere è in noi, siamo noi quel potere; il problema è che lo dirigiamo nella direzione della polarità. Ci polarizziamo sul giudizio di ciò che è giusto e sbagliato. Questo è un bene perchè ci permette di conoscerci attraverso chi abbiamo di fronte, ma quando comprendiamo nel profondo che ci siamo accaniti in ogni caso contro noi stessi, riprendiamo pieno controllo di noi e guardiamo tutto dall'alto della montagna sacra dove la Coscienza Creatrice attende il nostro ritorno. Non è un viaggio a senso unico ma a doppio senso perchè noi ed essa ci veniamo incontro per riconoscerci come un'unica realtà. Nell'altro ci sono sempre e comunque proiezioni di noi e noi siamo quella Coscienza Creatrice che sta reintegrando in sè le sue cellule e quelle cellule siamo noi. Ecco perchè perdonando chi hai di fronte, stai perdonando te stesso e viceversa e pertanto diventi libero dai vincoli e il mondo non è più un Dio crudele davanti al quale ti prostri tutti i santi giorni, ma diventa il quadro sul quale dipingi i tuoi sogni.

giovedì 7 aprile 2011

Il Benessere e l'Assertività

Che cosa è l'assertività?
Come si imparano le abilità di comunicazione necessarie per esprimere i propri bisogni e i propri diritti?
Come posso sviluppare una maggiore autostima?
Risposta:
L'assertività è la capacità di esprimere i propri bisogni e i propri diritti, le proprie sensazioni positive o negative, senza violare i diritti ed i limiti altrui.

Assertività è:
Abilità di comunicazione, capacità di esprimere i propri pensieri ed idee future
Capacità di identificare ed esprimere le proprie senazioni
Definire e rispettare i limiti
Comunicare ed ascoltare in modo aperto, diretto ed onesto
Nessuno può ovviamente realizzare tutti questi obiettivi immediatamente. Prima di provare a sviluppare le abilità necessarie per avere un comportamento assertivo è necessario convincersi di avere tutti i diritti ai propri bisogni e necessità:
Il diritto ai propri valori, pareri ed emozioni
Il diritto di cambiare, modificare e sviluppare la propria vita come meglio si crede
Il diritto di decidere come e dove dirigere la propria vita e e di stabilire le proprie priorità e obiettivi.
Il diritto a non doversi giustificare per le proprie sensazioni o comportamenti
Il diritto di vedere rispettati i propri bisogni e limiti
Il diritto di dire agli altri come si desidera essere trattati
Il diritto di dire "NO"
Il diritto di prendersi il tempo e l'aiuto necessari a formulare le proprie idee e desideri prima di esprimerli.
Il diritto a chiedere aiuto e informazioni senza dover avere sensazioni negative di vergogna o di colpa
Il diritto a fare degli errori
Il diritto di cambiare idea o a volte anche a comportarsi illogicamente
Il diritto di piacersi anche se non si è perfetti .

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Ecco un articolo sufficientemente chiaritore sull'argomento:
Recensione e cura di: Gianluca Toccacieli

Bibliografia : Assertività ed Emozioni
Autore Franco Nanetti
Pendragon editore




Potremmo definire l’Assertività come quel punto d’equilibrio fra uno stile comunicativo passivo ed uno aggressivo. Essere Assertivi significa diventare consapevoli dei propri valori, delle proprie intenzioni e saper scegliere responsabilmente. L’Assertività aiuta a trovare strategie efficaci per affrontare i problemi, i conflitti e migliorare la stima di se stessi. E’ una maniera di comunicare costruttiva e ci rende consapevoli del nostro valore, sviluppando capacità in ambito relazionale, psicologico, psicosomatico, professionale e spirituale.
L’Assertività è ricettività, apertura, amore, gentilezza d’animo. Per essere assertivi servono: consapevolezza di se stessi, autostima, autonomia, vivere la logica del desiderio ed essere competenti. Per essere assertivi bisogna sapere: affermare se stessi, chiedere, essere autentici, esprimere e condividere emozioni e sentimenti, rifiutare, ascoltare, negoziare, rischiare, criticare e rispondere alle critiche, offrire, discernere, decidere gli obiettivi. In una situazione di crisi, invece di capire le ragioni del nostro malessere, diventiamo vittime o diamo la colpa a qualcuno o a qualcosa. Gli ostacoli non sono gli altri ma le nostre convinzioni, le nostre reazioni e la nostra paura. Inganniamo noi stessi, perché così facendo nascondiamo le nostre colpe, rimanendo imprigionati in una passività che non ci responsabilizza e che ci rende impotenti.

Non capiamo che siamo solo noi i responsabili della nostra vita e la nostra felicità non dipende ne dalle circostanze ne dagli altri, ma dal modo in cui sappiamo reagire alle avversità. La consapevolezza e l’accettazione di noi stessi, la capacità di elaborare i nostri conflitti interiori ci aiuteranno a risolvere i problemi. La sudditanza ed il dominio portano al pensiero di ambiguità e rifiuto, quindi sono fallimentari.

Il nostro cambiamento può realizzarsi attraverso: l’essere consapevoli di noi stessi, riconoscendo i propri diritti, desideri, bisogni e intenzioni; dichiarando i propri obiettivi e paure; cambiando la maniera di pensare e di comportarci, elaborando la rabbia, i sensi di colpa, i rancori; dirigendosi verso la responsabilità delle nostre azioni. Assumersi la responsabilità significa comprendere quello che non funziona della propria vita e costruire un diverso obiettivo realizzabile. Spesso ci sono scelte dolorose da fare, indispensabili, senza però colpevolizzare ne gli altri ne se stessi. Le difficoltà al cambiamento sono numerose: l’inerzia costruttiva, l’attesa del miracolo, la svalutazione e l’ipervalutazione del contesto e delle persone vicine, il non chiedere aiuto, la deconcentrazione e la violenza.

Presupposti e comportamenti assertivi. Fino a quando non supereremo la paura di perdere il consenso degli altri, agendo solo con la nostra volontà ed il nostro coraggio, non saremo mai liberi di scegliere. La capacità di ciò che si vuole essere in base ai propri valori ed obiettivi, comporta rinunce,sacrifici e sofferenza. Le scelte che vogliamo fare devono avvenire dopo il discernimento, cioè dopo che in base a convinzioni profonde si stabiliscono motivazioni e conseguenze. Dobbiamo comprendere innanzitutto noi stessi, le nostre possibilità, i nostri punti di forza e di debolezza, distaccarci dal bisogno e superare la paura di perdere ciò che abbiamo. Le scelte che mantengono caldo il presente difficilmente sono proiettate sul futuro, quindi sono opportunistiche.

Per fare una scelta dobbiamo capire per prima cosa le nostre emozioni e i nostri sentimenti condividendoli con gli altri. L’umiltà intellettuale di rivelarci per quelli che siamo, con le nostre ansie e paure, i nostri pensieri e le nostre sensazioni, ci permetterà di essere autentici , senza cercare il compatimento. La speranza di raggiungere le mete perseguite ci darà la forza di lottare e la gioia di vivere il quotidiano. L’Assertività ci aiuterà ad essere liberi , ad affermare noi stessi con valori ed intenzioni. L’Assertivo vuole realizzare i propri obiettivi rispettando gli altri senza ne imporsi ne sottomettersi e seguendo i propri bisogni, potrà realizzare qualcosa motivato dai desideri più profondi e quindi avere successo, questo successo.

Quando scegliamo dobbiamo capire se lo facciamo per noi o per altri, cosa abbandoniamo e soprattutto dove vogliamo andare e con chi. L’accettazione di se stessi, l’unicità ed il coraggio ci faranno affermare per ciò che siamo senza avere l’approvazione altrui. Essere fedeli a se stessi, ai propri valori, alle proprie intenzioni comportandosi coerentemente senza plasmarsi agli altri ne voler controllare il mondo, sarà un compito importante per la persona assertiva. La nostra felicità sta nell’esserci in ogni momento della vita, senza ricercare chissà cosa e chissà dove. I contatti con persone umili che all’apparenza non ci danno niente, sono quelli che in realtà ci rendono felici e ci arricchiscono. Essere autentici non è però sempre facile, non vuol dire essere spontanei solamente ma scegliere in base alle nostre convinzioni e con coscienza.

L’Autostima è fondamentale per essere assertivi. Avere una buona autostima significa sentirci unici, con pregi e difetti, forza e debolezza. Quando ci adeguiamo agli altri perdiamo la capacità di piacerci e ci stimiamo meno in quanto la nostra unicità perde valore. La stima in se stessi non fa esaltare nel successo e non fa deprimere nella sconfitta. Accettarsi significa avere un sano egoismo, onorando l’impegno preso con noi stessi, evitando le maschere, essere coerenti con ciò che si pensa e con ciò che si è. La nostra dignità ed il nostro valore non devono però contrastare la dignità ed il valore degli altri, quindi un comportamento assertivo porterà le persone a capirsi, stimarsi ed intraprendere strade comuni di cooperazione.

Il primo punto di forza nel modello presentato è secondo il mio parere la possibilità di trovare i propri punti di forza. Iniziare da quelli che ognuno di noi ha e nell’accettazione di ciò che siamo e nella consapevolezza della nostra unicità. Quindi la ricerca del senso della vita. Non è nell’adattarsi a ciò che fanno gli altri ma trovare in ogni momento la propria presenza ed esistenza , seguendo la propria strada. Scegliere chi essere in base alle nostre convinzioni più profonde senza compiacere all’altro ma con positività ed autenticità. Il nostro cambiamento inizierà quando decideremo di smettere di accusare gli altri, la vita, i genitori, il destino avverso, i partner, e senza più trovare scuse, ci prenderemo la responsabilità di avere il potere per cambiare.

La consapevolezza di chi siamo, come siamo che cosa possiamo fare per star meglio e perché dovrebbe essere alla portata di tutte le persone. Quindi ritengo il testo utilissimo e senza limiti. Da un punto di vista clinico applicativo è un ottimo metodo per rendere le persone consapevoli dei propri disagi ed uno strumento importante per la loro evoluzione clinica verso il benessere. Non è facile che le persone possano effettuare un cambiamento della loro vita velocemente, ma con l’aiuto di un Counselor carismatico e preparato, ricco di esperienze e che abbia fatto tesoro sulla sua pelle, in vari ambiti, degli insegnamenti preziosi descritti dall’autore, potrebbe essere possibile.

La nostra cultura di tipo sintomatologico non permette di conoscerci e di curarci realmente, se si facesse prevenzione attraverso i concetti dell’assertività e dell’origine di varie patologie, allora si che comincerebbe a funzionare tutto, ma qualcuno non vuole, quindi, purtroppo il benessere è riservato a pochi. A quelli che si mettono in discussione, che non hanno paura di cambiare, che hanno il coraggio di affrontare i problemi e che hanno dignità. A quelli che sanno amare la vita perché amano se stessi.

martedì 8 marzo 2011

IL PERDONO come passo evolutivo

Generalmente pensiamo di avere molte cose da perdonare agli altri e dimentichiamo di perdonare noi stessi. Infatti ci troviamo a vivere in una cultura che ci ha indotti a sentirci continuamente in colpa ponendo sistemi di regole e norme sia sociali che morali e religiose, penalizzando gli impulsi che provengono dalla nostra natura bollandoli come negativi o antisociali.
In questo modo è stata minata la fiducia in noi stessi e nel nostro sentire allontanandoci sempre di più dalla nostra anima. Ma non solo perché il riferimento continuo a qualcosa imposto dal di fuori ha fatto si che non ricercassimo più dentro di noi la capacità di far fronte ai problemi della vita, ma che aspettassimo che fosse sempre qualcun altro a farlo.
Tutti noi quando abbiamo cominciato a prendere coscienza di noi stessi e del nostro cammino abbiamo dovuto invertire questo processo indirizzando l’attenzione all’interno di noi invece che all’esterno con il risultato di scoprire, tra l’altro, tante qualità che non sospettavamo di avere.
E un po’ alla volta abbiamo incominciato ad assumerci la responsabilità della nostra vita e, in uno sguardo retrospettivo, a capire che eravamo stati proprio noi a procurarci tutto quello che ci era capitato. E’ proprio all’interno di questo processo di comprensione che ci è reso possibile il perdono come un atto di liberazione prima di tutto di noi stessi e poi anche degli altri.
Non c’è più bisogno di trattenere nel nostro campo energetico situazioni di cui abbiamo capito il meccanismo, che non ci servono più e che ci appesantiscono energeticamente.
Dicevo che è importante che perdoniamo anche noi stessi. Per essere liberi nei pensieri e nelle azioni e agire secondo l’energia del momento inserendosi nel flusso della vita è indispensabile liberarsi dei sensi di colpa che affollano la nostra psiche e ci immobilizzano in comportamenti e reazioni legate al passato.
Tutte le volte che seguendo profondi desideri e impulsi siamo andati contro la morale comune perché abbiamo sentito a qualche livello che era bene per noi ci siamo trovati poi a fare i conti con la stessa che ci bollava come colpevoli sottilmente insinuando il senso di colpa nel nostro animo. La comprensione di quanto assurdo è sentirsi in colpa per aver seguito un’istanza che proviene dal profondo di noi stessi si completa con un atto di perdono di sé nei confronti della stessa istanza chiudendo così energeticamente situazioni che ci hanno coinvolto per tanto tempo.
Il non perdono mantiene dei legami nei confronti di persone e situazioni che sono sottili fili energetici attraverso cui si disperde la nostra energia. Questa continua dispersione costituisce per noi un costo molto alto, un costo che continuiamo a pagare per qualche cosa che, nel migliore dei casi, non esiste più. Ma non solo è anche un investimento in situazioni passate che, proprio in quanto tali, non sono produttive invece di concentrare tutta la propria energia nel qui e ora.
Perdonare se stessi libera quindi dai sensi di colpa che ci fanno sentire profondamente indegni rendendoci deboli e vulnerabili nel senso che si diventa facilmente manipolabili. Infatti tra il presunto colpevole e la presunta vittima si instaura un meccanismo che incatena entrambe le parti in un gioco senza fine.
Perdonare gli altri libera dal rancore e dal desiderio di vendetta o di rivalsa e quindi dall’impiego di ingenti quantità di energia indirizzata a questo scopo.
Perdonare se stessi e gli altri scioglie quindi un legame energetico tra le parti che, di conseguenza, si sentono libere da pesi e aggravi che riportano continuamente al passato impedendo di porsi in modo nuovo al presente.
In questo senso il perdono (per-dono) è un dono che si fa a se stessi.
Il perdono è possibile se si supera il giudizio sia nei propri confronti che nei confronti degli altri, comprendendo che ognuno agisce sulla base del proprio momento evolutivo e dei valori con questo connessi.
Infatti atti, azioni, parole che ci feriscono hanno come presupposto e si basano sempre su un giudizio, un giudizio nostro o di altri.
Cosa vuol dire giudicare? Giudicare vuol dire incasellare persone e situazioni, significa imprigionare, cristallizzare qualcosa e non darle la possibilità di cambiare e di fluire come tutto nella vita. Ognuno di noi ha ricevuto giudizi fin dalla nascita perché la nostra esistenza si snoda tra giudizi, colpe, condanne e pene. Siamo stati bollati, incasellati, a volte senza possibilità di appello, e a nostra volta abbiamo giudicato e condannato.
Ma in una visione energetica della vita, di noi stessi e del mondo non esistono innocenti e colpevoli perché tutti energeticamente partecipiamo a ogni azione, cosiddetta buona o cattiva, indipendentemente da chi compie l’azione materiale.
E’ per questo che perdonare se stessi è la prima cosa da fare perché il perdono di sé comporta anche il perdono degli altri. Ed è per questo che benedire tutto e tutti è anche una benedizione per noi.
Non so se considerare la benedizione un corollario del perdono o l’atto stesso in cui esso si esplica. In ogni caso è espressione del fatto che si è arrivati alla comprensione che nella vita tutto è esperienza per cui non ha senso il giudizio e che ognuno ha qualcosa da imparare sia dai propri “errori” che dagli “errori” degli altri e che comunque siamo noi che creiamo la nostra realtà e siamo noi che ci attiriamo le esperienze che ci servono per crescere.
Per riuscire davvero a perdonare e far sì che questo sia un atto che induce un cambiamento in noi è necessario arrivare alla comprensione che ognuno reagisce secondo il suo modo di essere e secondo i propri valori e che nessuno ha il diritto di cambiare gli altri e di pretendere da essi dei comportamenti che siano consoni al nostro modo di essere. Cioè non possiamo aspettarci che gli altri reagiscano come noi avremmo fatto nella medesima situazione.
Questo ci fa capire come il perdono sia qualche cosa per la quale bisogna essere pronti, profondamente, altrimenti resta un mero atto mentale che non è in grado di produrre dentro di noi quella leggerezza, quella liberazione conseguente all’eliminazione di quel cordone energetico che ci teneva legati alle persone verso le quali sentivamo rancore. Ed è attraverso questo cordone che perdiamo energia e andiamo a nutrire proprio coloro che pensiamo ci abbiano fatto dei torti. Infatti il nostro pensiero continua ad andare lì e noi sappiamo che dove va il pensiero va l’energia…
In altre parole raggiungere la consapevolezza che non possiamo avere aspettative nei confronti degli altri e che siamo compartecipi di qualsiasi cosa succede e che noi richiamiamo le esperienze che ci servono per comprendere e crescere è un enorme passo evolutivo che ci porta avanti lungo il cammino per raggiungere l’amore incondizionato. Cioè quell’amore che ci fa accettare noi stessi e gli altri senza giudizio per quello che sono.
Nel momento in cui noi accetteremo gli “errori” come esperienze che ci hanno aiutato sulla strada della conoscenza, verrà meno la necessità del perdono.
Infatti quando guarderemo le cose dal più ampio orizzonte dello Spirito ci accorgeremo che non c’è mai nulla da perdonare perché tutto è frutto di una scelta, e quindi non c’è nessun giudizio da dare, nessun esame da sostenere e nessuno ci darà la pagella finale dal momento che siamo esseri dotati di libero arbitrio.
Ma ora siamo qui a smantellare i rigidi schemi che ci hanno imprigionato costringendoci a meccaniche reazioni: tali sono il senso di colpa e il risentimento.
Vedere il profondo insegnamento che c’è anche nel più spiacevole dei fatti che ci succedono ci permetterà di alleviare i nostri pesi guardando da una diversa prospettiva la nostra vita.
Se riusciremo a vedere negli altri uno specchio di noi stessi e a sentirci tutti legati in quanto parti del Tutto capiremo che un successo nostro lungo il cammino si riflette sugli altri e un successo degli altri si riflette su di noi.
Se riusciremo a vederci tutti su una scala infinita verso il cielo ci accorgeremo che a ogni gradino che ognuno sale fa salire di un gradino tutti gli altri perché non c’è divisione tra noi e gli altri.
Alba ~ www.eoslailai.com

Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

  C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì,...