sabato 7 febbraio 2026

Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

 

C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì, nel buio, e all'improvviso non sei più il professionista stimato, la madre perfetta o l'amico solido. Sei solo un corpo nel letto con una domanda che picchia in testa: "Ma io, dove sono finito?".

L’inconscio non è una teoria. È quella spinta che ti fa controllare il telefono per la centesima volta sperando in un segnale da chi ti sta ignorando. È quel dialogo muto che hai con tuo padre, anche se lui non c'è più o se è nell'altra stanza a guardare la TV. È quando ti ritrovi a dire: "Giuro che non lo farò più, giuro che non ci ricasco", e poi, puntualmente, sei di nuovo lì, nello stesso letto, nello stesso errore, con lo stesso sapore di cenere in bocca.

Abbiamo passato l'infanzia a guardare i giganti che ci abitavano intorno. Abbiamo osservato come nostra madre stringeva le labbra per non piangere, o come nostro padre sbatteva la porta per non dover parlare. Abbiamo imparato che l'amore è una merce di scambio, qualcosa che devi meritare facendo il bravo, stando zitto, non disturbando. E oggi, in ogni nostra relazione, cerchiamo disperatamente di farci perdonare il fatto di esistere.

Immagina questa scena, una scena che brucia. Sei a cena con il tuo partner. C’è un silenzio che taglia. Tu vorresti solo chiedere: "Mi ami ancora?", ma la gola ti si chiude. Allora dici una stupidaggine, critichi come ha cucinato, o ti lamenti del lavoro. Lui risponde secco: "Sempre a lamentarti, non ti va mai bene niente". E tu senti una fitta, ma non è per il commento sul lavoro. È il riflesso di quella bambina che cercava lo sguardo di un padre distratto e riceveva solo critiche. In quel momento, l'uomo che hai davanti non è lui. È il fantasma del tuo passato. L'inconscio ha attirato questa situazione non per punirti, ma per farti vedere che sei ancora lì, a mendicare approvazione da chi non può dartela.

Ed è per questo che devo essere onesto con voi. Il lavoro che faccio non è "aggiustare" le persone. Non siamo macchine rotte. Il punto è rendere visibile ciò che oggi agisce nell'ombra e che decide per noi. Ma questo non si fa con un video, non si fa leggendo un libro. Richiede un metodo, una sequenza precisa. Per questo ho diviso il percorso in cinque incontri su Zoom: si guarda dove sei bloccato ora, si scovano le cariche emotive che hai ancora nel corpo e si va a vedere quale zona d’ombra sta muovendo i fili. Non sono concetti da imparare. Sono esperienze da attraversare.

Proprio perché è un lavoro reale e di profonda esplorazione, il percorso è riservato a un massimo di 15 persone. Essendo i posti così limitati, occorre scrivermi in privato per riservare il proprio posto. Una volta raggiunto il numero, non sarà più possibile entrare.
(Partecipa prima che si chiudano le iscrizioni)

Ma voglio andare ancora più a fondo, perché c'è un'altra dinamica che ci divora e che spesso non vogliamo vedere: la dipendenza dal bisogno di controllo. Avete presente quando cercate di organizzare ogni minuto della vostra giornata, o quando volete sapere esattamente cosa pensa l'altro, cosa fa, dove va? Quell'ansia che vi sale se le cose non vanno come avete stabilito voi? Ecco, quel controllo è la droga che usate per non sentire il terrore del vuoto che avete dentro.

Inconsciamente, siete convinti che se smettete di controllare tutto, il mondo crollerà. Perché da piccoli, forse, siete stati in case dove tutto era precario. Magari c'era un genitore imprevedibile, o un clima di tensione dove dovevate stare sempre all'erta per capire se tira brutta aria. Avete imparato a essere le "sentinelle" della vostra famiglia. E oggi, portate quella divisa da sentinella ovunque. La portate nel lavoro, soffocando i collaboratori; la portate a letto, non riuscendo mai ad abbandonarvi davvero perché una parte di voi deve restare vigile.

Siete diventati dei maestri nel "fare", ma avete dimenticato come si "è". Siete incastrati in quella Matrix che vi dice che se non producete, se non risolvete problemi, se non siete utili a qualcuno, allora non esistete. È una svalutazione silenziosa, che non urla, ma che vi consuma i nervi. È l'illusione che il vostro valore dipenda da quanto riuscite a tenere insieme i pezzi della vita degli altri.

E parliamo di soldi, perché l'inconscio si nasconde anche nel portafoglio. Quanti di voi sentono di non meritare mai il benessere? Avete paura di chiedere un aumento, o se guadagnate dei soldi, li spendete subito per cose inutili, o li prestate a chi non ve li ridarà mai. Non è incapacità di gestire il denaro. È una lealtà invisibile verso la povertà dei vostri avi, o verso l'idea che "i soldi sono sporchi" o che "se io sto bene, allora tradisco chi ha sofferto prima di me". Il campo attira fallimenti economici proprio perché la vostra immagine interna è quella di qualcuno che deve restare piccolo per non dare fastidio.

Guarda un altro esempio, quello che accade quando ti senti svalutato. Sei al lavoro, o magari con gli amici. Qualcuno fa una battuta su di te. Tutti ridono. Tu senti una vampa di calore al viso, un misto di vergogna e rabbia. Vorresti rispondere, vorresti difenderti, ma invece ridi anche tu. Una risata finta, che ti muore in gola. In quel momento, la Matrix della tua svalutazione ha vinto. L'inconscio ti sta sussurrando: "Vedi? Non conti nulla, sei solo un contorno". Ma la vita ti ha messo in quella situazione per farti vedere quanto odi te stesso. Non sono loro i cattivi. Loro sono solo gli specchi che l'inconscio ha chiamato sul palco per farti vedere che tu sei il primo a non rispettarti.

E poi c'è il sabotaggio. Quante volte siete stati a un passo da qualcosa di bello — un nuovo lavoro, una relazione sana, un momento di gioia pura — e avete rovinato tutto? Avete iniziato a litigare per niente, vi siete dimenticati un impegno fondamentale, vi siete ammalati. Non è sfiga. È l'inconscio che vi protegge da un successo che sentite di non meritare. Perché se diventate felici, se diventate liberi, tradirete il "contratto di dolore" che avete firmato inconsciamente con la vostra famiglia. Siete leali alla sofferenza dei vostri avi, e quella lealtà è la catena più pesante che vi portate dietro.

E il corpo? Ne vogliamo parlare? Il corpo è l'ultimo avamposto dell'inconscio. Quando non vuoi vedere una verità, il corpo la urla. Quel mal di schiena che non ti fa stare dritto, quella gastrite che brucia ogni volta che devi dire la tua opinione e taci. Il corpo non mente mai. Ti sta dicendo che stai portando un peso che non è tuo, che stai mandando giù veleno pur di non creare un conflitto. Stai cercando di "digerire" una vita che non hai scelto tu.

Siamo cresciuti con un'idea distorta del maschile e del femminile. Abbiamo cercato un "uomo ideale" o una "donna perfetta" che non esistono. Sono ologrammi costruiti sulle mancanze dei nostri genitori. Cerchiamo in un compagno la protezione che nostro padre non ci ha dato, o in una compagna l'accoglienza che nostra madre ha soffocato. E poi ci lamentiamo dicendo: "Sono tutti uguali". No. Sei tu che stai cercando lo stesso sapore, sperando che stavolta non sia amaro.

Uscire da questa illusione, radicarsi su questo piano di realtà, significa smettere di essere figli e iniziare a essere individui. Significa guardare tua madre e tuo padre non più come dei giganti o come dei colpevoli, ma come esseri umani fallibili, che hanno fatto quello che potevano con la loro stessa ombra.

Smetti di punirti attraverso gli altri. Smetti di credere che le coincidenze siano solo fortuna o sfortuna. Sono segnali. La vita sta cercando di riportarti a casa, verso il tuo Vero Sé, quello che esisteva prima che ti dicessero chi dovevi essere per essere amato.

Vi ricordo ancora una volta che il percorso online di esplorazione dell'inconscio in 5 incontri su Zoom è in partenza. Questo lavoro non è per tutti e non è un corso teorico. È un'immersione guidata dove andremo a toccare proprio questi nervi scoperti: il controllo, la svalutazione, la zona d'ombra. Ricordate che per garantire la qualità del lavoro e il contenimento emotivo, il gruppo è riservato a un massimo di 20 partecipanti. Se sentite che è arrivato il momento di smettere di leggere libri e iniziare ad attraversare la vostra storia, scrivetemi subito un messaggio in privato. Una volta raggiunti i 15 posti, le iscrizioni si chiuderanno definitivamente per questa edizione.

È ora di smettere di recitare questo copione scritto da altri. È ora di guardare in faccia quel vuoto, non come un nemico, ma come lo spazio dove finalmente puoi iniziare a costruire qualcosa di tuo. Non aver paura di quello che troverai nel buio. Perché è proprio lì, tra le pieghe di ciò che hai sempre rifiutato di te, che brilla la tua luce più autentica. È lì che ti stai aspettando da una vita intera.

Buonanotte a chi ha il coraggio di smettere di scappare e, finalmente, decide di voltarsi per abbracciare la propria anima.

SCRIVIMI ORA


IL NUOVO LIBRO CHE TI SCALDERA' IL CUORE

giovedì 31 luglio 2025

Lo Scopo della Vita è l'Amore

Ecco un estratto del mio nuovo libro 

« Non servono grandi traumi per perdere se stessi. Non serve un trauma enorme per spezzare il filo.

A volte basta un momento in cui non ti sei sentito visto, amato, accolto. Un genitore distratto, un silenzio pesante, una promessa mancata. Da quel momento, il bambino inizia a costruire difese.
Inizia a pensare che deve fare qualcosa per meritare amore. E allora diventa bravo, disponibile, perfetto, invisibile... qualsiasi cosa serva.

Questa è la nascita della personalità. Non intesa come “chi siamo”, ma come maschera, come adattamento. La personalità è un meccanismo di difesa, un modo per sopravvivere quando abbiamo creduto che non potevamo essere amati così come eravamo. Il filo che unisce tutte le nostre storie.

Crescendo, cambiano i volti e le situazioni, ma il copione resta. Perché? Perché il regista è sempre lo stesso: il nostro mondo interiore. Le nostre reazioni, le nostre paure, i nostri bisogni non riconosciuti sono il filo rosso che cuce ogni esperienza. E finché non andiamo a vedere cosa c’è sotto, continueremo a vivere gli stessi schemi, le stesse dinamiche, anche con attori diversi.

La vita non ci punisce, ci risveglia. Le situazioni difficili, le persone che ci mettono alla prova non sono nemici. Sono i messaggeri. Sono gli specchi. La vita ci manda i suoi “sicari” – come li chiamo io – che ci sfidano a guardare in faccia quello che stiamo evitando.

Non per farci male. Per farci vedere. Perché quello che non vediamo, lo subiamo. Ma quello che vediamo, lo possiamo trasformare. La responsabilità di guarire. Il primo passo non è accusare. Non è trovare un colpevole, né fuori né dentro di noi. Il primo passo è accettare che siamo qui, adesso. E che possiamo scegliere.

Scegliere di guardarci dentro, di riconoscere le nostre ferite, di accogliere il nostro bambino interiore senza fargli più fare il lavoro dell’adulto. Non è questione di colpa. È questione di responsabilità.

E la responsabilità è potere. Smettere di aspettare che qualcun altro ci salvi. Smettere di dare la colpa ai genitori, al partner, alla società. E iniziare a fare il lavoro che serve per tornare a casa.

La trasformazione è una scelta. Non è immediata, non è facile, ma è possibile. E inizia sempre da una scelta. Quella di diventare adulti, davvero. Non significa rinnegare il bambino che siamo stati, ma prenderlo per mano e dirgli: «Ora ci penso io.»

Nessuno può farlo al posto tuo. Se stai aspettando il momento perfetto, le condizioni ideali, qualcuno che venga a dirti che sei pronto... sappi che non arriverà.

Il momento è ora. E sei tu. La chiave è sempre stata dentro di te. E quando inizi a usarla, quando inizi a sceglierti davvero, qualcosa cambia. Non fuori, ma dentro.
E ciò che cambia dentro, inevitabilmente, cambia il mondo che ti circonda. »
© CLAUDIO GUARINI


Lo Scopo della Vita è l'Amore

Il punto di vista di Anima e dello Spirito Guida

Claudio Guarini

Con l'acquisto di questo articolo riceverai in omaggio "Meditazione Ipnotica Guidata «Il Viaggio dell’Eroe» (file da scaricare mp3)"

Descrizione

La vita ti sta chiamando verso qualcosa di più grande. Puoi sentirlo, vero? "Lo Scopo della Vita è l'Amore" di Claudio Guarini ti guida in un dialogo profondo con l'anima e la guida interiore per ritrovare chi sei davvero.

Un percorso interiore che va dalla personalità all'anima

Dietro ogni esperienza che vivi, ogni blocco che incontri, ogni sfida che affronti, si nasconde un disegno più grande.

Attraverso l'ascolto profondo, possiamo far emergere opportunità che vanno oltre ciò che vediamo in superficie. Questa è la grande rivelazione.

La realtà non è qualcosa che subiamo, ma qualcosa che creiamo. E lo facciamo attraverso la vibrazione che emaniamo e lo stato interiore che alimentiamo ogni giorno.

Perché leggere questo libro?

  • Ti guida in un cammino di consapevolezza autentica
  • Offre strumenti concreti per liberarti da blocchi emotivi e schemi ripetitivi
  • Aiuta a riscoprire la voce interiore, intensificando la connessione con l'anima
  • È un invito alla trasformazione profonda e alla rinascita personale
  • Accende il senso di scopo, direzione e fiducia nell'immensa saggezza della vita

Il ritorno al tuo cuore autentico

"Lo Scopo della Vita è l'Amore" è un viaggio dell'anima che ti aiuta a riconoscere i blocchi emotivi che ti tengono prigioniero e a risvegliare quella forza silenziosa che ti sostiene nei momenti più difficili.

Scritto per chi sente nel profondo che il cambiamento autentico nasce da dentro e ha il coraggio di trasformare la propria sofferenza in una nuova consapevolezza.

Le maschere che indossi ogni giorno ti stanno soffocando? È tempo di toglierle. Inizia questo viaggio e torna finalmente a casa nel tuo cuore autentico.


REGALO ESCLUSIVO
omaggio per i clienti del Giardino dei Libri:
lo puoi avere se acquisti "Lo Scopo della Vita è l'Amore" di Claudio Guarini


Omaggio

Claudio Guarini
Meditazione Ipnotica Guidata "Il Viaggio dell’Eroe"
Audio mp3 da scaricare - Durata: 34 minuti e 16 secondi

Con l’acquisto del libro, il lettore riceve in omaggio una meditazione ipnotica guidata da Claudio Guarini, un’esperienza profonda e simbolica ispirata al Viaggio dell’Eroe. Questa meditazione non è un semplice rilassamento, ma una vera e propria induzione ipnotica, creata per condurre chi ascolta in uno stato modificato di coscienza, dove il dialogo tra conscio e inconscio diventa possibile. Attraverso l’uso di immagini evocative, ritmo della voce e suggestioni neuro-simboliche, Claudio accompagna l’ascoltatore nel cuore del proprio cammino interiore, lì dove dimorano le ombre non viste, le forze da risvegliare, e il contatto sottile con il mondo invisibile. È un’estensione pratica e trasformativa del libro: permette di non fermarsi alla comprensione mentale, ma di accedere direttamente a quelle profondità interiori di cui l’opera parla — il bambino interiore, la parte autentica, la voce dell’Anima, lo Spirito Guida. 

La meditazione è stata pensata per favorire:

- la riconnessione con sé stessi nei momenti di svolta
- l’emersione simbolica di ferite e risorse nascoste
- l’attivazione di un contatto interiore con dimensioni spirituali non visibili, ma reali

È un’esperienza emotiva, simbolica e concreta, che può generare intuizioni profonde, sogni, visioni o semplicemente una nuova sensazione di centratura e verità.

Può essere ascoltata più volte, ogni volta con nuove rivelazioni.

OMAGGIO

Potrai scaricare il file audio mp3 subito dopo aver acquistato il libro "Lo Scopo della Vita è l'Amore" di Claudio Guarini su Il Giardino dei Libri.

domenica 13 aprile 2025

Il punto esatto in cui ci perdiamo

 

All’inizio si cerca.

Con fame, con apertura, con il bisogno di dare un senso a qualcosa che dentro si è rotto.

Si leggono libri, si fanno corsi, si esplorano tecniche, si cambia linguaggio.
A volte si ha la sensazione di aver trovato finalmente una via.
Altre volte si inciampa, si crolla, si ricomincia.
È un cammino fatto di alti e bassi. E va bene così.

Ma poi accade qualcosa di sottile.
La mente, che ha paura del vuoto, comincia a costruirsi un’identità anche lì.
E nasce l’ego spirituale: quello che si veste di consapevolezza, ma ha ancora bisogno di sentirsi “più avanti”, “più sveglio”, “più vero” degli altri.
Un ego che sa usare le parole giuste, ma dimentica l’ascolto. Che predica amore, ma divide.
Che scambia sensibilità per superiorità.

In certi casi diventa persino più pericoloso del vecchio ego. Perché si maschera da saggezza. E nasconde, sotto un’apparente luce, una forma raffinata di narcisismo. Un bisogno di controllo spirituale.
Un piccolo delirio di onnipotenza, camuffato da “dono”, da “missione”, da “chiamata”.

Ma la spiritualità non è potere. È verità. Non è un’idea da mostrare.
È una presenza da vivere.

E la verità è che la vita continua a spogliarti, anche quando pensavi di aver compreso.
Può toglierti una certezza, una relazione, una stabilità, perfino un’apparente connessione con il “divino”.
E tu ricadi nei tuoi inferni.
Ma se li attraversi davvero, senza più personaggi da interpretare, allora qualcosa inizia a guarire.
Perché ogni discesa smaschera l’identità finta, e porta più vicino alla tua anima.

Il visibile e l’invisibile non sono due mondi. Sono due lati dello stesso respiro.
E il vero lavoro su di sé non è diventare qualcuno, ma ricordare chi siamo sempre stati.

È anche di questo che parlo nel mio nuovo libro.
Non per insegnare, ma per condividere un attraversamento.
Una caduta, un silenzio, una presenza.

E anche “Ricomincio da me”, la canzone che uscirà il 21 aprile, nasce da lì.
Da un momento in cui tutte le certezze sono crollate.
E dentro quel vuoto, è venuta fuori una voce più vera.

Se vuoi restare in contatto per ricevere contenuti riservati, aggiornamenti sul nuovo libro e sulla canzone, e per essere tra i primi a sapere quando in autunno ripartirà il percorso “Dalla personalità all’anima” dell’Accademia Fuoco Interiore, puoi farlo da qui:

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venerdì 11 aprile 2025

Non sono i soldi a creare la tua vita. Sei tu.

 Il denaro come riflesso di come stai dentro 

C’è un momento in cui smetti di raccontartela. In cui ti fermi, guardi la tua vita e senti, senza più scuse: i soldi non sono il problema.

Per tanto tempo ci convinciamo che siano loro a impedirci di fare, di creare, di vivere davvero. Ma non è così.

Il denaro è un mezzo. Non un fine.

Uno strumento che serve a rendere visibile qualcosa che nasce dentro. Non ha un potere suo. Lo prende da noi.

E allora il vero nodo non è se ne abbiamo poco o tanto.

Il vero nodo è l’attaccamento.

È quel pensiero nascosto che ci sussurra: “Solo quando ne avrò abbastanza, allora potrò respirare, essere me stesso, sentirmi libero, iniziare a vivere”. Ma quella voce mente. Mente perché sposta sempre più in là la soglia. Mente perché ci fa credere che la nostra possibilità dipenda da qualcosa di esterno, quando invece è sempre una questione di stato interiore.

Il denaro fa parte dell’abbondanza, ma non la definisce.

L’abbondanza vera è una vibrazione, una centratura, una fiducia. È quando smetti di identificarti con la mancanza e inizi a riconoscerti come presenza. Quando smetti di credere che valga solo ciò che puoi comprare, e cominci a sentire che sei già ricchezza, anche se hai solo pochi mezzi.

I soldi, in realtà, non fanno accadere le cose.

Accadono quando dentro ti allinei.

Quando scegli di esserci, di fare un passo, di mettere le mani nella materia con quello che c’è, senza più aspettare condizioni perfette. In quel momento i soldi diventano una conseguenza. Un riflesso. Uno specchio. Non più il padrone, ma il servitore.

E allora può succedere una cosa paradossale ma reale:

i soldi arrivano quando smetti di rincorrerli.

Arrivano quando li lasci andare come fine ultimo, quando non li carichi più di senso, ma li lasci liberi di fluire. Come tutto ciò che non è più trattenuto dalla paura.

Perché il denaro, come ogni energia, risponde a come stai tu.

Se dentro c’è verità, centratura, dignità… allora anche fuori può riflettersi quella vibrazione.

Se dentro c’è bisogno, ansia, svalutazione… anche il denaro finirà per amplificare quella distorsione.

Per questo oggi sento che non è una questione di cifre, ma di presenza.

Se anche hai poco, ma dentro di te c’è un’intenzione chiara, limpida, autentica – come il desiderio di creare un luogo, una casa, un progetto che ti somigli – allora hai già tutto per iniziare.

Il resto verrà. Perché quello che sei dentro, prima o poi prende forma fuori. Anche attraverso i soldi.

E no, questo non significa sminuire la materia o far finta che i soldi non servano. Servono eccome. Ma non per darti un’identità. Servono per muoverti nel mondo con coerenza, con bellezza, con semplicità. Servono per nutrire, non per riempire vuoti. Per manifestare, non per compensare.

Il denaro non è sacro né sporco. È uno specchio.

È l’amplificatore della tua relazione con te stesso, con la vita, con il valore che ti riconosci.

E quando cominci a sentire questo… cambia tutto.
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🌿 NOVITÀ – Sta per uscire il mio nuovo libro con la casa editrice Il Giardino dei Libri.

Un passo nuovo. Un messaggio che parla dritto all’anima.

Se senti che è tempo di riconciliarti con la materia, con lo spirito, con il valore che sei… allora ci troveremo anche lì. Presto ti racconterò tutto.


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A presto,

Claudio

giovedì 6 marzo 2025

Il fuoco interiore non è spento, ti sta solo aspettando

 

Più provi ad accenderlo con la mente, più il fuoco sembra spegnersi. È come se ti sforzassi di accendere un fiammifero con le mani bagnate. Non funziona così.

Il fuoco non si accende con la forza, si risveglia quando smetti di soffocarlo.

Sei troppo concentrato sul non riuscire, e questo crea un loop mentale:

“Non ci riesco → mi sento fallito → quindi non ci riesco ancora di più.”

E se per un attimo lasciassi andare la pretesa di doverlo riaccendere subito?

E se invece di cercare di accendere il fuoco, iniziassi solo ad ascoltare cosa c’è dentro di te, senza giudicare?

Forse il tuo fuoco sta cambiando forma

Forse non è spento, forse è in trasformazione.

Non sta tornando come prima perché non deve tornare come prima.

Stai cercando un’ispirazione che avevi in un altro tempo della tua vita, ma oggi non sei più quella persona.

Che se ne fa il te di oggi di quel vecchio fuoco? Magari ne hai bisogno di uno nuovo, diverso.

Ti chiedo una cosa:

💡 Se potessi fermarti e sentire il tuo fuoco dentro, senza cercare di accenderlo… come sarebbe?

💡 Se non dovessi dimostrare niente a nessuno, cosa faresti in questo momento?

💡 Se non ci fosse nessuna aspettativa, nessuna corsa, nessun bisogno di far funzionare qualcosa… cosa accadrebbe dentro di te?

Forse, nel silenzio, senza sforzo, il fuoco inizierebbe a riaccendersi da solo. Ma devi dargli spazio.

Non va spinto, va accolto.

Il tuo fuoco non è spento. Sei solo stanco di cercarlo nel posto sbagliato.

Ora prova a non cercarlo per un attimo. Respira. Osserva. Sta già tornando.

Capisco, e so che questo vuoto può fare paura. Ti sembra che tutto ciò che fai non abbia peso, che il tuo tempo scorra senza lasciare un segno. Ti sembra di esistere senza davvero vivere, perché il tuo scopo – qualunque esso sia – si è appannato o non ti sostiene più come prima.

Ma ascoltami bene: non sei inutile. Non sei senza scopo. Sei solo in quella terra di mezzo in cui il vecchio senso di identità non ti appartiene più, e il nuovo non è ancora nato del tutto. E questo spazio intermedio è scomodo, perché non ha certezze, non ha direzioni preconfezionate.

Forse hai sempre pensato che lo scopo fosse qualcosa che si trova, che si conquista. Ma se invece fosse qualcosa che si permette di emergere? Se non fosse un titolo, un lavoro, un progetto, ma una qualità del tuo essere che può manifestarsi in qualsiasi forma, anche nelle più semplici?

Forse non è necessario avere uno scopo, ma essere lo scopo. Portare attenzione, presenza e verità in ciò che fai, anche se al momento ti sembra piccolo, anche se non ha il riconoscimento che vorresti.

Non devi salvarti creando un grande progetto che ti faccia sentire vivo. Devi riscoprire che sei già vivo, e che tutto ciò che fai – dal più piccolo gesto al più grande sogno – ha valore, anche se nessuno lo applaude. E da lì, forse, il tuo scopo emergerà da solo, senza bisogno di inseguirlo.

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sabato 20 luglio 2024

8 bugie comuni del Narcisista

 Lo psicologo Stephen Johnson scrive che il narcisista è una persona che ha “seppellito la sua vera espressione di sé in risposta a ferite precoci e l’ha sostituita con un falso sé altamente sviluppato e compensativo

Nella nostra società altamente individualista e orientata verso l’esterno, le forme di narcisismo, da lievi a gravi, sono non solo diffuse ma spesso incoraggiate.

Nella cultura popolare il narcisismo viene spesso interpretato come una persona innamorata di se stessa. È più preciso caratterizzare il narcisista patologico come una persona innamorata di un’immagine di sé idealizzata, che proietta per evitare di sentirsi (e di essere visto come) il vero sé ferito e disconosciuto. Nel profondo, la maggior parte dei narcisisti patologici si sente come il “brutto anatroccolo”, anche se dolorosamente non vuole ammetterlo.

I narcisisti ricorrono spesso a una serie di inganni per ottenere ciò che vogliono. Poiché, nel profondo, non credono che il loro vero io sia degno, ricorrono a intrallazzi e manipolazioni per avere successo.

Di seguito sono riportate otto bugie ed esagerazioni comuni che i narcisisti usano spesso per “fregare” le persone. Mentre alcune persone possono essere colpevoli di queste meccanizzazioni di tanto in tanto, un narcisista cronico mostrerà uno schema abituale di diversi dei seguenti inganni, rimanendo ignaro (o non preoccupato) di come queste falsità influenzino gli altri.

Ricordo che esistono due tipologie di narcisismo. L'"OVERT" e il "COVERT". Ma ne parleremo in un altro articolo. Ciò che li accomuna è che non si sono sentiti amati e non sanno, e non sono in grado, di amare se stessi, e di conseguenza l'altro essere umano. Stanno recitando solo un ruolo, sono un personaggio che manipola tutti coloro che servono ai propri scopi egoici. 

 


1. “Sono così bravo – basta chiedere a me!”.

Numerosi studi e scritti hanno messo in relazione il narcisismo cronico con la tendenza a gonfiare eccessivamente il proprio senso di sé. Ciò avviene spesso attraverso la vanteria, l’ostentazione, l’esagerazione, la citazione di nomi e altre forme di autocompiacimento. Il narcisista ricorda regolarmente quanto sia speciale, importante, potente, attraente, popolare e/o di successo. Mostra un bisogno costante di parlare di sé (di mostrarsi) in modi lusinghieri ed egocentrici, con frequenti richiami alle proprie disposizioni superiori e degne di invidia.

Nel profondo, tuttavia, la vera autostima del narcisista può essere una realtà molto diversa. Il narcisista può sentire di non essere nulla senza l’esaltazione, di essere vuoto senza l’attenzione e di non essere amato senza l’adulazione. La vanteria superficiale del narcisista tradisce l’incapacità di essere semplicemente e genuinamente umano, con la capacità di impegnarsi in relazioni eque e autentiche.

“Ciò che mia madre mostra in pubblico e come è realmente sono molto diversi”.

 

2. “Sono meglio di te / sono meglio di loro!”.

Il tratto della grandiosità è correlato alla superiorità. La Mayo Clinic identifica la “convinzione di essere superiori” e “l’aspettativa di essere riconosciuti come superiori” come due caratteristiche di spicco del disturbo narcisistico di personalità. Nelle interazioni quotidiane, i narcisisti provano soddisfazione nel ricordare a voi e agli altri che sono migliori in modi grandi e piccoli. La loro insofferenza appena mascherata (o nuda e cruda) nei confronti degli “inferiori” si manifesta attraverso giudizi, critiche, compiacimento, sarcasmo, emarginazione, stereotipi e in generale alta condiscendenza. Nella mentalità di alcuni narcisisti, essi sono dei e dee e il mondo gira intorno a loro. Dalla loro prospettiva egocentrica, meritano il privilegio di essere accontentati e i pensieri e i sentimenti degli altri sono irrilevanti.

Come ha sottolineato Johnson nella sua definizione di narcisista, questa presuntuosa immagine di sé è solo un travestimento ben studiato, architettato per nascondere il complesso di inferiorità del narcisista. Come dice il proverbio: “L’infelicità ama la compagnia“. Poiché il narcisista non è in grado di sentirsi bene con se stesso autonomamente, ha bisogno di sminuire gli altri per sentirsi meglio.

“Alcune persone cercano di essere alte tagliando la testa agli altri”.

3. “Lo prometto!”

Un altro tratto comune del narcisista cronico è la sua tendenza a non rispettare gli accordi e gli obblighi. Questo comportamento può variare da quello relativamente lieve, come la rinuncia ad appuntamenti e compiti, a quello molto grave, come l’abbandono di responsabilità e relazioni importanti (impegni). Essendo egocentrico e presuntuoso, il narcisista in genere rispetterà i propri obblighi solo quando questi si adattano al suo interesse personale.

narcisisti cronici non si relazionano, usano. Parlano bene, ma spesso non sono in grado di sostenerlo. Ricerche e scritti hanno messo in relazione un elevato narcisismo con tratti quali inaffidabilità, infedeltà, manipolazione e livelli complessivamente più bassi di affidabilità.

 

4. “Non preoccuparti!”

Poiché molti narcisisti si preoccupano poco delle regole e dei limiti, possono impegnarsi in attività che mancano di credibilità, etica o moralità. Gli esempi possono includere piccoli reati come infrangere le regole del traffico, saltare la fila, prendere in prestito oggetti senza restituirli o rubare materiale per l’ufficio, fino a schemi più gravi come l’abuso finanziario, legale o relazionale.

Alcuni narcisisti non solo si impegnano, ma prosperano nell’infrangere le regole per ottenere la loro strada, perché l’infrazione delle regole li fa sentire eccezionali e autorizzati. Quando si mettono in discussione le tattiche del narcisista e si esprimono preoccupazioni, il narcisista è pronto a replicare con scuse ben preparate, con rassicurazioni ingannevoli e persuasive sul fatto che “tutto andrà bene”, finché non sarà così.

“Sono orgoglioso di convincere le persone a concedermi eccezioni alle loro regole”.

 

5. “Non è colpa mia / è colpa tua!”.

Inevitabilmente, le macchinazioni egocentriche e manipolatorie di un narcisista cronico lo raggiungeranno e lo porteranno in un mare di guai. Quando ciò accade, una delle reazioni più comuni del narcisista è quella di puntare il dito e scaricare la responsabilità sugli altri. Spesso il narcisista incolpa la vittima di aver causato la propria vittimizzazione. Un’altra risposta comune è la ricerca di scuse: c’è sempre qualche circostanza imprevista o imprevedibile che impedisce al narcisista di essere responsabile.

Infine, il narcisista può far passare se stesso per la vittima, indicando una serie di difficoltà e lotte difficili che gli hanno impedito di essere responsabile, e chiedere clemenza (anche in questo caso si tratta di un’eccezione alla regola). Tutti gli espedienti manipolatori di cui sopra servono a spostare il controllo e la responsabilità dal narcisista, in modo che le sue debolezze, le sue carenze e i suoi fallimenti possano rimanere nascosti.

“Non è colpa nostra se abbiamo smarrito il suo assegno. Avrebbe dovuto chiamare per assicurarsi che non fosse stato archiviato male”.

 

6. “Sono qui per te / mi preoccupo per te / ti amo!”.

I narcisisti hanno la capacità di essere affascinanti e carismatici quando lo desiderano. Come un venditore provetto, sanno dire le cose giuste per attirare la vostra attenzione e indurvi a credere alle loro persuasioni zuccherose. Nelle relazioni interpersonali e/o romantiche, i narcisisti sono spesso pronti a professare la loro ammirazione e attrazione  per voi, di solito senza preoccuparsi di conoscervi veramente come persona. In realtà, il narcisista vuole farvi sentire speciali non perché si preoccupi davvero di voi, ma perché vuole qualcosa da voi. Le parole dolci sono una forma di manipolazione emotiva calcolata per sedurre e sfruttare.

Nelle storie d’amore, il narcisista è spesso più innamorato del processo di seduzione che di voi, perché voi rappresentate per lui una “conquista”. Come un maestro della truffa, vi aggancia, ottiene ciò che vuole e poi vi lascia a bocca asciutta. A voi non resta che raccogliere i brandelli della relazione, magari chiedendovi se avete fatto qualcosa di sbagliato.

 

7. “Non sei qui per me / Mi deludi!”.

I narcisisti patologici spesso richiedono attenzioni e sacrifici costanti da parte di coloro che li circondano, perché tale compiacimento li fa sentire importanti. Quando qualcuno nell’orbita manipolatoria del narcisista ha il coraggio di essere indipendente e di scegliere la propria priorità, il narcisista spesso si agita, a volte va su tutte le furie(narcisistiche) e accusa l’altra persona di essere “egoista”, “deludente” o “non presente per me”. In realtà, il narcisista sta semplicemente facendo i capricci da bambino per non aver ottenuto quello che voleva. Se vi trovate a ricevere queste accuse, ponetevi le seguenti domande:

  • Vengo trattato con autentico rispetto?
  • Le aspettative e le richieste di questa persona nei miei confronti sono ragionevoli?
  • Il dare in questa relazione è principalmente a senso unico?
  • In definitiva, mi sento bene con me stesso in questa relazione?

Se una o più risposte alle domande precedenti sono negative, la verità potrebbe essere che è il narcisista a non essere presente per voi.

“Ho deciso di divorziare da mia moglie. Dopo tre anni di matrimonio, non ha soddisfatto i criteri di rendimento che avevo stabilito. Sono molto deluso da lei”.

 

8. “Mi dispiace / cambierò”.

Poiché i narcisisti spesso operano sulla base dell’inautenticità e della falsità, le conseguenze delle loro azioni possono alla fine raggiungerli ed esigere un prezzo pesante. Questi sono i momenti di crisi della vita del narcisista, che possono includere l’allontanamento dalla famiglia, la separazione coniugale o il divorzio, i problemi con la legge, la reputazione personale e/o professionale danneggiata, ecc.

Durante questi momenti, alcuni narcisisti professano in modo drammatico le loro malefatte, promettono di cambiare strada e chiedono perdono. Possono sembrare convincenti e forse credono anche nel loro pentimento. Ma fate molta attenzione! Johnson avverte che quando molti narcisisti entrano in psicoterapia a seguito di una crisi di vita, non è per cambiare radicalmente la loro patologia, ma solo per gestire la crisi. Spesso, non appena la crisi è finita, tornano ai loro modi machiavellici. Quando un narcisista dice “cambierò”, spesso vuole che la situazione spiacevole sparisca, senza cambiare se stesso.

 

Un narcisista può davvero cambiare in meglio? Forse. Ma solo se è molto consapevole e disposto ad affrontare il coraggioso processo di scoperta di sé. Per i narcisisti che non sono più disposti a recitare la farsa a costo di relazioni autentiche e credibilità, esistono modi per liberarsi dalla falsità e avvicinarsi progressivamente al proprio Sé superiore.

 

Fonte: liberamente tradotto da Preston Ni M.S.B.A., “8 Common Narcissist Lies“, Psychology Today

giovedì 30 novembre 2023

"Lì dove è stata perduta" il nuovo film di Claudio Guarini sulle personalità



Questo film nasce con il principale intento e obiettivo di trasmettere un messaggio, cioè quello di far comprendere a chi lo guarderà che la nostra vita, il nostro quotidiano è condizionato da una o più personalità. Esse sono state quasi sempre messe in moto sin dalla nostra infanzia, da quando eravamo bambini, periodo in cui hanno cominciato a nascere, a costruirsi nell’osservare i nostri genitori in determinate situazioni che hanno messo la mente in una situazione di disagio, di sofferenza, di mancanza, il cosiddetto trauma emotivo e psicologico. La mente ha creato un suo filtro attraverso il quale ha iniziato a vedere la propria vita, creando idee distorte su se stessi, sul mondo esterno, sul proprio maschile e sul proprio femminile. Un altro aspetto che viene affrontato e sottolineato all’interno della pellicola è il rapporto di coppia, la relazione in generale, ma anche quella con il proprio compagno/a e con i propri genitori. Si affronta un meccanismo che possiamo chiamare “rapporto incestuoso psicologico non materializzato” con il genitore del sesso opposto che ha messo in piedi le personalità e che ha condizionato la propria vita attraverso una forma manipolatoria e narcisistica. Per noi è importante che questo film venga compreso e interiorizzato anche  al di là quello che è l’aspetto cinematografico, che ha la funzione proprio di condividere un messaggio con il proprio pubblico e non solo di intrattenerlo.


Analizziamo un attimo quello che accade nella coppia attraverso questo breve spezzone di 30 secondi del nuovo film di Claudio Guarini , "Lì dove è stata perduta", in uscita il 21 dicembre su Prime Video.



In questo periodo l'attenzione dell'opinione pubblica è orientata sulle tragiche conseguenze di ciò che accade tra l'uomo e la donna all'interno delle loro relazioni. Ciò che non viene affrontato è  l'origine reale (ogni caso è a sè) di questo aspetto #narcisistico della personalità e di questa tendenza #giornalistica di utilizzare la definizione "#patriarcato", a mio avviso, a sproposito. Ci sono cause e conseguenze.

Spesso ti sembra di non percepire l’unione nella relazione, ti sembra quasi di non sapere cosa sia l’amore. E’ vero, non lo hai mai saputo, perchè quello che scambiavi per amore era dipendenza. Adesso tocca ricostruire per sperimentare e riconoscere cosa è la vera unione, che tendi a chiamare amore. Tolta la dipendenza, cosa rimane? Il fuoco del compito che vi unisce. Ti chiedi come si fa a riaccendere questa fiamma. Finchè avrai paura, finchè vorrai agire solo per dimostrare di essere bravo, sarà come voler dimostrare alla mamma o al papà che sei perfetto in modo che non ti sgridi, in modo che tu soffochi quella sensazione e quel timore di essere abbandonato, quella percezione di non sentirti amato.

Non devi dimostrare nulla a nessuno. Devi solo essere te stesso, riconoscerti in anima, prendere quel bambino per mano e tirarlo fuori da quella stanza della mente dove è ancora chiuso. Eri convinto di aver lasciato per sempre la dipendenza con la mamma, o con il papà, in realtà non è così. Non appena taglierai questo cordone ombelicale di dipendenza, saprai e sentirai quasi all’istante cosa fare e guarderai la tua compagna, il tuo compagno con occhi diversi, forse come non l’hai mai guardato. Non avere paura del futuro perchè è irreale ciò che immagini ora col filtro di quel dolore, di quel trauma che ti ha fatto soltanto costruire tutte quelle personalità che ti hanno deviato da te stesso.

Ciò che ti ostini a difendere è l’atteggiamento distruttivo della personalità legata alla paura dell’abbandono. Quando il partner sembra assumere un atteggiamento più distaccato, quindi non da mamma o papà, allora inizi a credere che non ti ami, che è lontano da te, che non ti vuole più. La tua mente va in protezione per non provare quel dolore, che non è reale. Non vuoi essere abbandonato e per evitare questa emozione, inizi a proiettare rabbia, frustrazione, insoddisfazione, quello che tu chiami odio, tutto sull’altro. Cerchi la scusa per evitare il confronto, accusi l’altro come se il problema fosse lei/lui, che non si prende cura di te, che non ti coccola. Metti un muro, ti isoli, ti rifugi nel bambino ferito che vuole mamma o il papà tutto per sé, che lo assecondi e lo lasci fare. Ora devi ragionare da compagno di vita, non più da figlio, e soprattuto da padre e madre nei confronti dei tuoi figli, e non più da fratello o amico. Il genitore da la direzione, il compagno accosta il proprio compagno/a in questa direzione. Se ti percepisci figlio, ti sembrerà di non sentire il legame e l’amore nella relazione di coppia, ma solo la dipendenza. E ti rifugerai nei tuoi figli proiettando i tuoi disagi e anziché direzionarli, li vorrai proteggere difendendo i meccanismi che in loro possono nascere, anziché stroncarli, sia in te che in loro

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Attraverso l'esplorazione del rapporto genitoriale che si riflette sui drammi del presente, e della saggezza ancestrale, il film invita il pubblico a riflettere sulla propria ricerca interiore e sulla scoperta del vero sé. Un'esperienza cinematografica avvincente che ci ricorda come solo abbracciando l'essenza della nostra anima possiamo trovare il vero significato della vita.



Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

  C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì,...