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sabato 7 febbraio 2026

Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

 

C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì, nel buio, e all'improvviso non sei più il professionista stimato, la madre perfetta o l'amico solido. Sei solo un corpo nel letto con una domanda che picchia in testa: "Ma io, dove sono finito?".

L’inconscio non è una teoria. È quella spinta che ti fa controllare il telefono per la centesima volta sperando in un segnale da chi ti sta ignorando. È quel dialogo muto che hai con tuo padre, anche se lui non c'è più o se è nell'altra stanza a guardare la TV. È quando ti ritrovi a dire: "Giuro che non lo farò più, giuro che non ci ricasco", e poi, puntualmente, sei di nuovo lì, nello stesso letto, nello stesso errore, con lo stesso sapore di cenere in bocca.

Abbiamo passato l'infanzia a guardare i giganti che ci abitavano intorno. Abbiamo osservato come nostra madre stringeva le labbra per non piangere, o come nostro padre sbatteva la porta per non dover parlare. Abbiamo imparato che l'amore è una merce di scambio, qualcosa che devi meritare facendo il bravo, stando zitto, non disturbando. E oggi, in ogni nostra relazione, cerchiamo disperatamente di farci perdonare il fatto di esistere.

Immagina questa scena, una scena che brucia. Sei a cena con il tuo partner. C’è un silenzio che taglia. Tu vorresti solo chiedere: "Mi ami ancora?", ma la gola ti si chiude. Allora dici una stupidaggine, critichi come ha cucinato, o ti lamenti del lavoro. Lui risponde secco: "Sempre a lamentarti, non ti va mai bene niente". E tu senti una fitta, ma non è per il commento sul lavoro. È il riflesso di quella bambina che cercava lo sguardo di un padre distratto e riceveva solo critiche. In quel momento, l'uomo che hai davanti non è lui. È il fantasma del tuo passato. L'inconscio ha attirato questa situazione non per punirti, ma per farti vedere che sei ancora lì, a mendicare approvazione da chi non può dartela.

Ed è per questo che devo essere onesto con voi. Il lavoro che faccio non è "aggiustare" le persone. Non siamo macchine rotte. Il punto è rendere visibile ciò che oggi agisce nell'ombra e che decide per noi. Ma questo non si fa con un video, non si fa leggendo un libro. Richiede un metodo, una sequenza precisa. Per questo ho diviso il percorso in cinque incontri su Zoom: si guarda dove sei bloccato ora, si scovano le cariche emotive che hai ancora nel corpo e si va a vedere quale zona d’ombra sta muovendo i fili. Non sono concetti da imparare. Sono esperienze da attraversare.

Proprio perché è un lavoro reale e di profonda esplorazione, il percorso è riservato a un massimo di 15 persone. Essendo i posti così limitati, occorre scrivermi in privato per riservare il proprio posto. Una volta raggiunto il numero, non sarà più possibile entrare.
(Partecipa prima che si chiudano le iscrizioni)

Ma voglio andare ancora più a fondo, perché c'è un'altra dinamica che ci divora e che spesso non vogliamo vedere: la dipendenza dal bisogno di controllo. Avete presente quando cercate di organizzare ogni minuto della vostra giornata, o quando volete sapere esattamente cosa pensa l'altro, cosa fa, dove va? Quell'ansia che vi sale se le cose non vanno come avete stabilito voi? Ecco, quel controllo è la droga che usate per non sentire il terrore del vuoto che avete dentro.

Inconsciamente, siete convinti che se smettete di controllare tutto, il mondo crollerà. Perché da piccoli, forse, siete stati in case dove tutto era precario. Magari c'era un genitore imprevedibile, o un clima di tensione dove dovevate stare sempre all'erta per capire se tira brutta aria. Avete imparato a essere le "sentinelle" della vostra famiglia. E oggi, portate quella divisa da sentinella ovunque. La portate nel lavoro, soffocando i collaboratori; la portate a letto, non riuscendo mai ad abbandonarvi davvero perché una parte di voi deve restare vigile.

Siete diventati dei maestri nel "fare", ma avete dimenticato come si "è". Siete incastrati in quella Matrix che vi dice che se non producete, se non risolvete problemi, se non siete utili a qualcuno, allora non esistete. È una svalutazione silenziosa, che non urla, ma che vi consuma i nervi. È l'illusione che il vostro valore dipenda da quanto riuscite a tenere insieme i pezzi della vita degli altri.

E parliamo di soldi, perché l'inconscio si nasconde anche nel portafoglio. Quanti di voi sentono di non meritare mai il benessere? Avete paura di chiedere un aumento, o se guadagnate dei soldi, li spendete subito per cose inutili, o li prestate a chi non ve li ridarà mai. Non è incapacità di gestire il denaro. È una lealtà invisibile verso la povertà dei vostri avi, o verso l'idea che "i soldi sono sporchi" o che "se io sto bene, allora tradisco chi ha sofferto prima di me". Il campo attira fallimenti economici proprio perché la vostra immagine interna è quella di qualcuno che deve restare piccolo per non dare fastidio.

Guarda un altro esempio, quello che accade quando ti senti svalutato. Sei al lavoro, o magari con gli amici. Qualcuno fa una battuta su di te. Tutti ridono. Tu senti una vampa di calore al viso, un misto di vergogna e rabbia. Vorresti rispondere, vorresti difenderti, ma invece ridi anche tu. Una risata finta, che ti muore in gola. In quel momento, la Matrix della tua svalutazione ha vinto. L'inconscio ti sta sussurrando: "Vedi? Non conti nulla, sei solo un contorno". Ma la vita ti ha messo in quella situazione per farti vedere quanto odi te stesso. Non sono loro i cattivi. Loro sono solo gli specchi che l'inconscio ha chiamato sul palco per farti vedere che tu sei il primo a non rispettarti.

E poi c'è il sabotaggio. Quante volte siete stati a un passo da qualcosa di bello — un nuovo lavoro, una relazione sana, un momento di gioia pura — e avete rovinato tutto? Avete iniziato a litigare per niente, vi siete dimenticati un impegno fondamentale, vi siete ammalati. Non è sfiga. È l'inconscio che vi protegge da un successo che sentite di non meritare. Perché se diventate felici, se diventate liberi, tradirete il "contratto di dolore" che avete firmato inconsciamente con la vostra famiglia. Siete leali alla sofferenza dei vostri avi, e quella lealtà è la catena più pesante che vi portate dietro.

E il corpo? Ne vogliamo parlare? Il corpo è l'ultimo avamposto dell'inconscio. Quando non vuoi vedere una verità, il corpo la urla. Quel mal di schiena che non ti fa stare dritto, quella gastrite che brucia ogni volta che devi dire la tua opinione e taci. Il corpo non mente mai. Ti sta dicendo che stai portando un peso che non è tuo, che stai mandando giù veleno pur di non creare un conflitto. Stai cercando di "digerire" una vita che non hai scelto tu.

Siamo cresciuti con un'idea distorta del maschile e del femminile. Abbiamo cercato un "uomo ideale" o una "donna perfetta" che non esistono. Sono ologrammi costruiti sulle mancanze dei nostri genitori. Cerchiamo in un compagno la protezione che nostro padre non ci ha dato, o in una compagna l'accoglienza che nostra madre ha soffocato. E poi ci lamentiamo dicendo: "Sono tutti uguali". No. Sei tu che stai cercando lo stesso sapore, sperando che stavolta non sia amaro.

Uscire da questa illusione, radicarsi su questo piano di realtà, significa smettere di essere figli e iniziare a essere individui. Significa guardare tua madre e tuo padre non più come dei giganti o come dei colpevoli, ma come esseri umani fallibili, che hanno fatto quello che potevano con la loro stessa ombra.

Smetti di punirti attraverso gli altri. Smetti di credere che le coincidenze siano solo fortuna o sfortuna. Sono segnali. La vita sta cercando di riportarti a casa, verso il tuo Vero Sé, quello che esisteva prima che ti dicessero chi dovevi essere per essere amato.

Vi ricordo ancora una volta che il percorso online di esplorazione dell'inconscio in 5 incontri su Zoom è in partenza. Questo lavoro non è per tutti e non è un corso teorico. È un'immersione guidata dove andremo a toccare proprio questi nervi scoperti: il controllo, la svalutazione, la zona d'ombra. Ricordate che per garantire la qualità del lavoro e il contenimento emotivo, il gruppo è riservato a un massimo di 20 partecipanti. Se sentite che è arrivato il momento di smettere di leggere libri e iniziare ad attraversare la vostra storia, scrivetemi subito un messaggio in privato. Una volta raggiunti i 15 posti, le iscrizioni si chiuderanno definitivamente per questa edizione.

È ora di smettere di recitare questo copione scritto da altri. È ora di guardare in faccia quel vuoto, non come un nemico, ma come lo spazio dove finalmente puoi iniziare a costruire qualcosa di tuo. Non aver paura di quello che troverai nel buio. Perché è proprio lì, tra le pieghe di ciò che hai sempre rifiutato di te, che brilla la tua luce più autentica. È lì che ti stai aspettando da una vita intera.

Buonanotte a chi ha il coraggio di smettere di scappare e, finalmente, decide di voltarsi per abbracciare la propria anima.

SCRIVIMI ORA


IL NUOVO LIBRO CHE TI SCALDERA' IL CUORE

venerdì 30 novembre 2012

Il simbolismo, la malattia e gli accadimenti


Nel post precedente abbiamo parlato del simbolismo nella vita quotidiana così come nel sogno.
Abbiamo detto che tutto si esprime per simboli in quanto la realtà non è razionale ma ci fa solo comodo che lo sia solo perchè ci da più sicurezza, ci tranquillizza in qualche modo credere di avere un certo controllo su di essa ma non è così a tutti gli effetti. I comportamenti umani sono spinti e motivati da forze del tutto inconsce, a prescindere da tutte quelle che possono essere le spiegazioni razionali che attribuiamo loro. Quando cerchiamo di mantenere intrappolata l'apparenza immediata di una certa "realtà" vuol dire tradirla e pertanto soccombere all'illusione. Occorre andare oltre questa dannata apparenza, sapere leggere i simboli, i significati che stanno al di là. Lo stesso vale per gli eventi catastrofici di origine naturale e non.
Lo stesso vale per le malattie, a partire da un piccolo graffio in un punto preciso del corpo e a finire con una malattia definita dalla medicina ufficiale inguaribile o, catastroficamente, che induce alla morte.
Questo blog è solo per chi vuole decondizionarsi, quindi se chi legge è convinto che la scienza e la medicina, ufficiale come le "goliardiche" spiegazioni dei servizi dei tg, dicano la verità assoluta, allora può anche girare alla larga e continuare a credere al fato, alla sfortuna o al caso.
Qui si parla di una realtà unica, esclusiva e modificabile da ciascuno di noi in base al proprio livello di consapevolezza. Si tratta di far cadere convinzioni imposte dalla nascita e far al contrario riemergere la nostra vera natura,quella esseri eccezionali, esseri incredibilmente autogestibili e autoguaribili.


Ci sono per quanto mi riguarda un sacco di libri interessanti riguardo alla malattia, come quelli della dottoressa GABRIELLA MEREU, CLAUDIA RAINVILLE con il suo libro METAMEDICINA - ogni sintomo è un messaggio, ma consiglio anche una lettura di LA COMPENSAZIONE SIMBOLICA di Giorgio Mambretti. 
La Compensazione Simbolica - Libro
Comprendere i "casi" della vita
Voto medio su 2 recensioni: Sufficiente
16.9

"Quando sorge una patologia o un infezione siamo portati automaticamente ad accusare il microbo, ma se invece andassimo a cercare ciò che ha reso fragile la persona cosa succederebbe? Forse potremmo comprendere perché a causa di uno stesso microbo, certe persone sono affette da gravi malattie infettive mentre altre restano dei "portatori sani".
In questa pubblicazione, leggerete che una malattia è legata a delle esperienze negative, a dei cattivi ricordi. Un cattivo ricordo che influisce negativamente sull'immunità favorendo così le infezioni, i tumori, ecc.! In medicina, siamo accecati da prodezze tecnologiche sempre più stupefacenti, ma la nostra comprensione e la nostra gestione delle malattie (emicranie, Alzheimer, melanoma...) restano a un punto morto. Non ci diamo abbastanza tempo di riflettere e continuiamo a ragionare secondo dogmi e postulati antichi, confondendo fattori di rischio con cause prime.
Questo libro invita a guardare il malato con occhi diversi e a considerare i meccanismi delle malattie e il ruolo del cervello in altro modo. Ormai è innegabile che il materialismo della medicina, non ha mantenuto tutte le sue promesse, non si tratta di rifiutarlo in blocco, ma piuttosto di chiarire e arricchire le conquiste scientifiche, con un nuovo paradigma della medicina."
Nel libro stesso sono analizzate un sacco di patologie e situazioni quotidiane spiegando scientificamente  e con metodo come si è arrivati a comprendere il sintomo partendo da una situazione prettamente interna/psicoaffettiva per giungere alla risoluzione della malattia o del caso in questione.
E' difficile riuscire a portare la gente a comprendere che  il risveglio di un cattivo ricordo possa favorire l'insorgere di una malattia. Quindi nessuno si ammala per sfortuna, ogni malattia avrebbe un senso.
In tutti i casi clinici documentati in questo testo, vediamo che la malattia appare come la COMPENSAZIONE SIMBOLICA a una sofferenza tenuta segreta, inespressa e repressa. I sintomi mettono il soggetto in uno stato che lo protegge e impedisce simbolicamente, ma solo a posteriori, di (ri)vivere la sua sofferenza.
Il libro anche se non a livello completo (perchè ci vorrebbero 10 enormi volumi) spiega un gran numero di malattie e di sintomi e di incidenti di vita quotidiana facendo riferimento anche al cervello, qui definito CERVELLO STRATEGICO il quale dirige l'orchestra simbolica di ciò che ci capita. Ogni organo è come se fosse dotato di un proprio cervello autonomo che tramite le cellule comunica con tutto il resto. Il nostro DNA reagisce simultaneamente alle emozioni dell'essere umano.
L'essere umano inconsapevole, purtroppo, quando s'imbatte in una sorta di trauma psicologico, una frustrazione, una mancanza che non può tollerare a livello emotivo e pertanto alla quale non vuole adattarsi, tenta di colmarla immediatamente, in modo provvisorio e artificiale. Mette quindi in azione, inconsciamente, una COMPENSAZIONE SIMBOLICA per ritrovare questo equilibrio perso. 
Il bambino che si ciuccia il pollice quando la mamma esce dalla stanza e spegne la luce compensa simbolicamente una carenza evidente, quella della protezione e dell'incoraggiamento. Quel pollice in bocca sostituisce momentaneamente il contatto con la protezione materna. La compensazione simbolica è un meccanismo universale, una sorta di mezzo immediato e urgente per evitare uno scompenso di fronte ad una realtà che non si vuole accettare. Tale reazione è generata dall'inconscio, all'insaputa della persona, in modo automatico e incontrollabile.
Dietro alla scelta di un vestito, di una pettinatura, dietro ad un comportamento, un lapsus, un incidente, una malattia, un colpo di tosse, una piaga, un tatuaggio, il proprio lavoro... si nasconde una sofferenza che non ha potuto essere espressa o alleviata.
L'inconscio, tramite il cervello, come solo campo d'azione ha soltanto il suo corpo e/o i suoi prolungamenti simbolici nell'ambiente in cui vive, che lo circonda, come ad esempio la propria casa, oggetti personali, animali, l'automobile.
Però questa compensazione non elimina il problema perchè la sofferenza viene solo momentaneamente mascherata.
Ci vergogniamo nell'esprimere le nostre sofferenza per sentimenti di colpa, mancanza di umiltà, paura del giudizio, egoismo, e non riusciamo spontaneamente a trovare sollievo esprimendo ciò che realmente vorremmo e pertanto lo fa l'inconscio attraverso i suoi simboli.
Sembra stupido ma gli allergeni, le concomitanze esterne, i batteri, i funghi, i virus sono solo catalizzatori che intervengono su comando dell'inconscio, ma la causa è e rimane interna.
Torni a casa, dal tuo compagno perchè non vedi l'ora di esser abbracciata, ma lui parla solo del suo lavoro e si incazza perchè non è ancora pronta la cena, tu non gli dici che vorresti essere abbracciata e coccolata.
Mentre cucini ti bruci sull'avambraccio... hai compensato il CALORE di quell'abbraccio che desideravi..
E' un disaccordo non espresso che mette in moto questo meccanismo.
Ma non voglio rovinarvi il gusto di questo piacevole ed utile libro.
Un grazie a chi me l'ha regalato.

venerdì 16 novembre 2012

E' tutto l'equivalente simbolico di qualcos'altro.


Fate chiarezza in voi stessi. Portate Luce dove vi sembra che aleggi il buio.
A cosa serve comportarsi da semplici "FAN"atici idolatri di qualcosa che si vuole imitare o da cui si pretende il miracolo in cambio di patetiche indulgenze se la cosa da comprendere è che ci si trova in uno stato interiore di vittimismo condizionato dalla cecità il cui velo copre la vista vera che è quella del cuore e della forza che anima "INFINITI MONDI" ? E che essa dovrebbe condurre costantemente alla Vita che tutto pervade nella sua semplicità?
In un universo olografico non vi sono limiti all’entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.
Tutto diverrebbe possibile... La realtà è una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente.

Davvero occorre fare un attimo di SILENZIO dentro se stessi e con se stessi. Ma il SILENZIO non è chiudersi in un monastero sulle vette di un monte, ma zittire per un eterno istante quel vociare esterno imposto come un software dentro la tua testa che ti dice e ti obbliga a pensare e fare ciò che non corrisponde a verità, e la verità è custodita nel tuo personale silenzio quando di fronte al sorriso di un bambino e alla sua innocenza sorridi anche tu e in un'esplosione di consapevolezza scopri che fin'ora hai solo fatto troppo rumore.
A cosa serve fare silenzio?
In un primo momento ti accorgi di tanto chiasso che costantemente fa la tua mente. Essa ti porta a giustificare come eterno e irreparabile la sofferenza.
La tua sofferenza interna si può risolvere?
Certo. Osservala come osserveresti un semplice mal di testa. Quando hai mal di testa sai che è semplice dolore, ma se inizi a giudicarlo sbagliato o giusto che sia, inizia la sofferenza che è non è più del dolore stesso ma diviene mentale, psicologica, falsata, e quindi interna. Osserva quella che tu chiami sofferenza. Osservala semplicemente, senza giudizio, così come osserveresti un semplice mal di testa. Non è detto che vada via subito miracolosamente, ma di certo andrà via e non prolungherà il suo soggiorno in te trasformandosi in sofferenza. Ma ricorda che l'osservatore modifica l'osservato. Osserva in quel silenzio in cui è immerso un filo d'erba che rispetta sia il sole che la luna, sia il caldo che il freddo, sia l'aria mite che il temporale. Questo è un ottimo farmaco, l'auto-osservazione.
Per non parlare poi di tutto ciò che ti accade istante dopo istante sia quando sei sveglio che quando dormi.
Se gli dai sèguito lo accresci dandogli energia. Se lo combatti lo accresci dandogli energia. E' un tranello che ancora non si vuole comprendere! Se gli dai comunque attenzione e importanza tramite la manipolazione inconsapevole dovuta alla rabbia o alla paura, gli dai sempre energia e pertanto gli dai vita!
PAURA e RABBIA sono forme di energia in accumulo. Una è energia al negativo, l'altra in positivo. Hai mai notato che dalla paura potresti correre i 100 metri facendo invidia ad un atleta olimpico? Hai mai fatto caso che dalla rabbia potresti sollevare la tua stessa auto? E' energia, e di essa occorre prendere consapevolezza e controllo. La paura ha certamente la sua funzione conoscitiva ma distruttiva allo stesso tempo. E' giunto il momento di mollarla! Piuttosto che darle potere e farsi comandare a bacchetta da essa, provate a scoprire cosa c'è al di là.. le sorprese saranno certo stupefacenti! La paura è solo una forma di energia sprecata diretta sull'oggetto a cui la associamo.
Ti senti manipolato o forse non sai di esserlo per un semplice motivo: credi come uno sciocco a tutto quello che ti presentano come reale.
Non basta un'uniforme da soldato, da poliziotto, da sacerdote, da cameriere, da presidente per credere che siano reali. Sono pupazzi vestiti a maschera, sono comici come Arlecchino. La parola cane non è il cane, non morde mica rispetto al cane in carne e ossa che accarezzi o da cui scappi. Quindi la scatola chiamata TV non è la realtà, non indica la realtà eppure la sta sostituendo e gli esseri umani assopiti ne fanno un vero e proprio dio.
Inizia ad osservare e a divenire consapevole sia di ciò che sogni che della realtà che vivi quando non sei nel mondo onirico.

L'inconscio accetta il simbolo e la metafora, dando loro la stessa importanza che darebbe a un fatto reale.
Quindi i sogni parlano sempre per simboli e archetipi e non descrivono la realtà letterale ma quella simbolica pertanto dovete leggere attraverso i simboli degli oggetti, delle situazioni, dei luoghi e delle azioni presenti nel sogno.
Occorre dunque comunicare nei confronti dell'inconscio attraverso altrettanti simboli messi in scena attraverso atti coscienti nella vita quotidiana. Per l'inconscio è molto più facile e familiare comprendere il linguaggio onirico che quello razionale.
E la nostra vita che definiamo di veglia non è altro che un'estensione dell'inconscio sempre mantenuta viva da simboli, immagini e situazioni a doppia valenza.
Quando vivi l'oggi, il momento presente, se ci fai caso quell'istante ti sembra reale ma un'ora dopo apparterrà solo alla memoria e le immagini della memoria altro non sono che dello stesso tipo dei sogni.
Quindi si potrebbe dire che stiamo semplicemente cavalcando un sogno e tutto questo si infiltra piano piano nei sogni che facciamo quando dormiamo.
Lo stesso accade per quest'ultimi che si introducono nella nostra vita divenendo realtà. Ciò che sogni finisce per diventare reale solo nella misura in cui riesci ad interpretarlo. Se sogni che da un fondo marino riesci a risalire e trovare il modo di uscire dall'acqua non significa che vivrai quell'esperienza l'estate al mare ma che vivrai o stai vivendo l'esperienza simbolica corrispondente.
Nessuno si chiede perché una malattia improvvisa viene chiamata disgrazia mentre una guarigione immediata viene definita miracolo? Entrambe hanno un'unica radice: sono manifestazioni del linguaggio dell'inconscio. Anche il mondo che definiamo reale in cui viviamo e nel quale crediamo che la realtà sia ciò che può esser spiegato razionalmente è un atto perlopiù psicomagico proprio come il grande Jodorosky ha sempre detto.
Tutto si esprime per simboli in quanto la realtà non è razionale ma ci fa solo comodo che lo sia solo perchè ci da più sicurezza, ci tranquillizza in qualche modo credere di avere un certo controllo su di essa ma non è così a tutti gli effetti. I comportamenti umani sono spinti e motivati da forze del tutto inconsce, a prescindere da tutte quelle che possono essere le spiegazioni razionali che attribuiamo loro. Quando cerchiamo di mantenere intrappolata l'apparenza immediata di una certa "realtà" vuol dire tradirla e pertanto soccombere all'illusione. Occorre andare oltre questa dannata apparenza, sapere leggere i simboli, i significati che stanno al di là. Lo stesso vale per gli eventi catastrofici di origine naturale e non.
È come se vivessimo in un mega inconscio e noi fossimo i vari archetipi in questa grande mente che sogna attraverso tutte le forme che incontra e in cui si specchia. E' tutto l'equivalente simbolico di qualcos'altro. Niente è come sembra. Occorre saper interpretare.
La gente pensa che per vedere l'inferno o il paradiso deve attendere di morire. Ma accorgersi che a volte siamo già morti e non lo sappiamo? E poi com'è possibile non accorgersi che la luce e il buio sono presenti anche qui e adesso? E che spesso viviamo in un inferno a causa di un sonno coscienziale e il paradiso ci guarda attendendo di esser scorto.

«E’ necessario rendersi conto che lo sguardo che attribuiamo agli altri è il nostro stesso sguardo. Il mondo ci vede e ci percepisce in funzione di come ci vediamo e percepiamo. Se ci sentiamo onesti, il mondo non metterà in dubbio la nostra onestà. Se ci sentiamo ladri, invece, attireremo su di noi il sospetto e la diffidenza. E’ importante essere consapevoli del modo in cui percepiamo noi stessi, poiché è questo il nostro sguardo su noi stessi a determinare la qualità e il tenore dei nostri rapporti con il mondo.»
-Alejandro Jodorowsky-

«Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria Anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.»
(Carl Gustav Jung)

Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

  C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì,...