sabato 7 febbraio 2026

Ma io, dove sono finito? - Esplorazione dell'INCONSCIO

 

C'è un momento, di solito verso le tre o le quattro del mattino, in cui la maschera che portiamo durante il giorno si scrosta. Sei lì, nel buio, e all'improvviso non sei più il professionista stimato, la madre perfetta o l'amico solido. Sei solo un corpo nel letto con una domanda che picchia in testa: "Ma io, dove sono finito?".

L’inconscio non è una teoria. È quella spinta che ti fa controllare il telefono per la centesima volta sperando in un segnale da chi ti sta ignorando. È quel dialogo muto che hai con tuo padre, anche se lui non c'è più o se è nell'altra stanza a guardare la TV. È quando ti ritrovi a dire: "Giuro che non lo farò più, giuro che non ci ricasco", e poi, puntualmente, sei di nuovo lì, nello stesso letto, nello stesso errore, con lo stesso sapore di cenere in bocca.

Abbiamo passato l'infanzia a guardare i giganti che ci abitavano intorno. Abbiamo osservato come nostra madre stringeva le labbra per non piangere, o come nostro padre sbatteva la porta per non dover parlare. Abbiamo imparato che l'amore è una merce di scambio, qualcosa che devi meritare facendo il bravo, stando zitto, non disturbando. E oggi, in ogni nostra relazione, cerchiamo disperatamente di farci perdonare il fatto di esistere.

Immagina questa scena, una scena che brucia. Sei a cena con il tuo partner. C’è un silenzio che taglia. Tu vorresti solo chiedere: "Mi ami ancora?", ma la gola ti si chiude. Allora dici una stupidaggine, critichi come ha cucinato, o ti lamenti del lavoro. Lui risponde secco: "Sempre a lamentarti, non ti va mai bene niente". E tu senti una fitta, ma non è per il commento sul lavoro. È il riflesso di quella bambina che cercava lo sguardo di un padre distratto e riceveva solo critiche. In quel momento, l'uomo che hai davanti non è lui. È il fantasma del tuo passato. L'inconscio ha attirato questa situazione non per punirti, ma per farti vedere che sei ancora lì, a mendicare approvazione da chi non può dartela.

Ed è per questo che devo essere onesto con voi. Il lavoro che faccio non è "aggiustare" le persone. Non siamo macchine rotte. Il punto è rendere visibile ciò che oggi agisce nell'ombra e che decide per noi. Ma questo non si fa con un video, non si fa leggendo un libro. Richiede un metodo, una sequenza precisa. Per questo ho diviso il percorso in cinque incontri su Zoom: si guarda dove sei bloccato ora, si scovano le cariche emotive che hai ancora nel corpo e si va a vedere quale zona d’ombra sta muovendo i fili. Non sono concetti da imparare. Sono esperienze da attraversare.

Proprio perché è un lavoro reale e di profonda esplorazione, il percorso è riservato a un massimo di 15 persone. Essendo i posti così limitati, occorre scrivermi in privato per riservare il proprio posto. Una volta raggiunto il numero, non sarà più possibile entrare.
(Partecipa prima che si chiudano le iscrizioni)

Ma voglio andare ancora più a fondo, perché c'è un'altra dinamica che ci divora e che spesso non vogliamo vedere: la dipendenza dal bisogno di controllo. Avete presente quando cercate di organizzare ogni minuto della vostra giornata, o quando volete sapere esattamente cosa pensa l'altro, cosa fa, dove va? Quell'ansia che vi sale se le cose non vanno come avete stabilito voi? Ecco, quel controllo è la droga che usate per non sentire il terrore del vuoto che avete dentro.

Inconsciamente, siete convinti che se smettete di controllare tutto, il mondo crollerà. Perché da piccoli, forse, siete stati in case dove tutto era precario. Magari c'era un genitore imprevedibile, o un clima di tensione dove dovevate stare sempre all'erta per capire se tira brutta aria. Avete imparato a essere le "sentinelle" della vostra famiglia. E oggi, portate quella divisa da sentinella ovunque. La portate nel lavoro, soffocando i collaboratori; la portate a letto, non riuscendo mai ad abbandonarvi davvero perché una parte di voi deve restare vigile.

Siete diventati dei maestri nel "fare", ma avete dimenticato come si "è". Siete incastrati in quella Matrix che vi dice che se non producete, se non risolvete problemi, se non siete utili a qualcuno, allora non esistete. È una svalutazione silenziosa, che non urla, ma che vi consuma i nervi. È l'illusione che il vostro valore dipenda da quanto riuscite a tenere insieme i pezzi della vita degli altri.

E parliamo di soldi, perché l'inconscio si nasconde anche nel portafoglio. Quanti di voi sentono di non meritare mai il benessere? Avete paura di chiedere un aumento, o se guadagnate dei soldi, li spendete subito per cose inutili, o li prestate a chi non ve li ridarà mai. Non è incapacità di gestire il denaro. È una lealtà invisibile verso la povertà dei vostri avi, o verso l'idea che "i soldi sono sporchi" o che "se io sto bene, allora tradisco chi ha sofferto prima di me". Il campo attira fallimenti economici proprio perché la vostra immagine interna è quella di qualcuno che deve restare piccolo per non dare fastidio.

Guarda un altro esempio, quello che accade quando ti senti svalutato. Sei al lavoro, o magari con gli amici. Qualcuno fa una battuta su di te. Tutti ridono. Tu senti una vampa di calore al viso, un misto di vergogna e rabbia. Vorresti rispondere, vorresti difenderti, ma invece ridi anche tu. Una risata finta, che ti muore in gola. In quel momento, la Matrix della tua svalutazione ha vinto. L'inconscio ti sta sussurrando: "Vedi? Non conti nulla, sei solo un contorno". Ma la vita ti ha messo in quella situazione per farti vedere quanto odi te stesso. Non sono loro i cattivi. Loro sono solo gli specchi che l'inconscio ha chiamato sul palco per farti vedere che tu sei il primo a non rispettarti.

E poi c'è il sabotaggio. Quante volte siete stati a un passo da qualcosa di bello — un nuovo lavoro, una relazione sana, un momento di gioia pura — e avete rovinato tutto? Avete iniziato a litigare per niente, vi siete dimenticati un impegno fondamentale, vi siete ammalati. Non è sfiga. È l'inconscio che vi protegge da un successo che sentite di non meritare. Perché se diventate felici, se diventate liberi, tradirete il "contratto di dolore" che avete firmato inconsciamente con la vostra famiglia. Siete leali alla sofferenza dei vostri avi, e quella lealtà è la catena più pesante che vi portate dietro.

E il corpo? Ne vogliamo parlare? Il corpo è l'ultimo avamposto dell'inconscio. Quando non vuoi vedere una verità, il corpo la urla. Quel mal di schiena che non ti fa stare dritto, quella gastrite che brucia ogni volta che devi dire la tua opinione e taci. Il corpo non mente mai. Ti sta dicendo che stai portando un peso che non è tuo, che stai mandando giù veleno pur di non creare un conflitto. Stai cercando di "digerire" una vita che non hai scelto tu.

Siamo cresciuti con un'idea distorta del maschile e del femminile. Abbiamo cercato un "uomo ideale" o una "donna perfetta" che non esistono. Sono ologrammi costruiti sulle mancanze dei nostri genitori. Cerchiamo in un compagno la protezione che nostro padre non ci ha dato, o in una compagna l'accoglienza che nostra madre ha soffocato. E poi ci lamentiamo dicendo: "Sono tutti uguali". No. Sei tu che stai cercando lo stesso sapore, sperando che stavolta non sia amaro.

Uscire da questa illusione, radicarsi su questo piano di realtà, significa smettere di essere figli e iniziare a essere individui. Significa guardare tua madre e tuo padre non più come dei giganti o come dei colpevoli, ma come esseri umani fallibili, che hanno fatto quello che potevano con la loro stessa ombra.

Smetti di punirti attraverso gli altri. Smetti di credere che le coincidenze siano solo fortuna o sfortuna. Sono segnali. La vita sta cercando di riportarti a casa, verso il tuo Vero Sé, quello che esisteva prima che ti dicessero chi dovevi essere per essere amato.

Vi ricordo ancora una volta che il percorso online di esplorazione dell'inconscio in 5 incontri su Zoom è in partenza. Questo lavoro non è per tutti e non è un corso teorico. È un'immersione guidata dove andremo a toccare proprio questi nervi scoperti: il controllo, la svalutazione, la zona d'ombra. Ricordate che per garantire la qualità del lavoro e il contenimento emotivo, il gruppo è riservato a un massimo di 20 partecipanti. Se sentite che è arrivato il momento di smettere di leggere libri e iniziare ad attraversare la vostra storia, scrivetemi subito un messaggio in privato. Una volta raggiunti i 15 posti, le iscrizioni si chiuderanno definitivamente per questa edizione.

È ora di smettere di recitare questo copione scritto da altri. È ora di guardare in faccia quel vuoto, non come un nemico, ma come lo spazio dove finalmente puoi iniziare a costruire qualcosa di tuo. Non aver paura di quello che troverai nel buio. Perché è proprio lì, tra le pieghe di ciò che hai sempre rifiutato di te, che brilla la tua luce più autentica. È lì che ti stai aspettando da una vita intera.

Buonanotte a chi ha il coraggio di smettere di scappare e, finalmente, decide di voltarsi per abbracciare la propria anima.

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