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mercoledì 22 dicembre 2010

Perchè continuiamo a sprecare energia accusando gli altri come la causa dei nostri problemi?

Perchè continuiamo a sprecare energia accusando gli altri come la causa dei nostri problemi?

Gli altri non hanno potere su di Noi,
ma possono acquisirlo solo nella misura in cui cediamo alle loro provocazioni,
alla loro pseudo depressione della vita, al loro fatalismo..
Perdiamo potere ed energia decisionale
solo se poniamo nelle loro mani la nostra energia,
idolatrando ciò che essi dicono o pensano sul nostro conto,
sulla nostra vita,
che è qualcosa che solo ed esclusivamente noi stessi possiamo conoscere e prenderne pieno potere.
Non è facile, ma cambiando punto di prospettiva,
possiamo iniziare a sorridere alle difficoltà..
vedendole come occasioni che ci indicano la strada migliore da intraprendere! 
In molti direte:
il punto è che quando le hai affrontate troppe poi ti senti stanco, esaurito....io la penso come te e lo faccio anche oltre a pensarlo...però proprio ci sono quei periodi neri....
RISPOSTA:
ci saranno sempre periodi neri (anzi anche super neri),
a volte saremo costretti a toccare il fondo più nero che ci sia;
sono proprio questi momenti che ci fortificano e  ci dicono :
 "GUARDA CHE HAI DA RISOLVERE QUALCOSA DENTRO DI TE CHE ANCORA TI RIFIUTI DI GUARDARE NEGLI OCCHI, ACCETTARE E AFFRONTARE..." 

Vogliate una volta per tutte accettare che 
tutto ciò che accade all'esterno, in quello che chiamiamo MONDO ESTERNO,
non è mai colpa di questo MONDO che ci sembra nemico..
ma è sempre e solo "causa" nostra, siamo noi che creiamo qualsiasi evento e situazione
a volte indotti (perche diamo energia ad esso ritenendolo piu potente di noi)
a volte volutamente, a volte (quasi sempre) inconsciamente..
Perché diciamo a volte: TE LA SEI PROPRIO CERCATA??
ESATTO!
Siamo noi che ce la cerchiamo.
La vita ci mette di fronte alla situazione,all'evento migliore per poter apprendere ed evolvere.
Per poter imparare che siamo solo ed esclusivamente noi
che facciamo diventare padrone della nostra vita
una persona o un evento,
dandogli energia.. 
Ma in realtà è solo apparenza.
Siamo troppo abituati a delegare all'esterno il compito più importante della vita stessa:
VIVERE!
Se anzichè lamentarci e accusare l'esterno dei nostri problemi,
sperdendo energia all'esterno vacuamente,
iniziassimo a dirigere l'attenzione al nostro interno,
questa forza fluirebbe all'interno di noi, rendendoci partecipi in maniera cosciente di tutto ciò
che continuamente creiamo, assumendoci pertanto la nostra responsabilità costante del tutto.
Accettando che nulla è giusto o sbagliato, ma la cosa più adatta a noi in quel determinato momento.

Con affetto, 
Claudio.

lunedì 20 dicembre 2010

L'ESSERE UMANO: l'unico a poter cambiare la sua realtà

Abbiamo fatto sì che ci imponessero il SESSO come una SORTA DI POSSESSO,
e non come un ATTO DI AMORE LIBERO...
Il sesso è solo un esempio di quanto abbiamo permesso di farci dominare con un controllo mentale diretto dalla paura, dai dogmi, da ruoli imposti..
L'abbiamo scelto noi, è vero. Prima di scendere sulla Terra e di entrare in questo sogno, abbiamo voluto stabilire alcune tappe essenziali, metterci alla prova; alcuni hanno scelto la strada più difficile rischiando di dimenticare del tutto che, questa chiamata vita reale, è davvero un sogno costruito a pennello.
L'essere umano è troppo frammentato al proprio interno...
E inevitabilmente la frammentazione interiore si manifesta all'esterno con i tutti i SUOI CASINI, i SUOI DRAMMI, LE SUE PAURE.. e cosi via..
Siamo solo SCHIAVI DI NOI STESSI... e di nient'altro!!
La gente, continua ad avere paura nonostante arrivi anche alla comprensione di questo (anche se dubito che molti diano la responsabilità a sè stessi).

Eppure ogni cosa è dove deve essere , non esiste un mondo esterno che ci vuole male, ma ognuno crea ciò che gli è consono, quello che è fuori è solo una proiezione di cio che è dentro.      
Abbiamo paura di un mondo esterno che ha potere su di noi quando in realtà è il contrario. Bisognerebbe affrontare personalmente ciò che la propria visione di questo mondo esterno ci offre.. perchè siamo noi che lo alimentiamo dal di dentro.. ma nel nostro piccolo dobbiamo star certi che cambiando e modificando dall'interno, il mondo è costretto a seguire questo nostro cambiamento.. 
tu sei il vento e la foglia ti viene dietro.
Lì fuori non c'è nulla.. lo vediamo solo perche quel 5 % dei collegamenti delle sinapsi ci fanno percepire rumori, suoni, colori e quant altro... ma gia il fatto di iniziare ad agire consapevolmente anziche RE-Agire come una macchina automatica, cambia le cose.
Non c'è nulla da combattere o da cui scappare..
il mondo esiste solo grazie a TE, e se credi di stare lottando contro questo mondo che consideri "ESTERNO" a te, ti stai solo illudendo..
perchè stai combattendo contro TE STESSO!

TU PUOI SOLO FARE DA ESEMPIO, 
trascinare coloro i quali hanno quella fiammella in grado di potersi accendere e diventare un fuoco di grande portata..


-Claudio Guarini-

giovedì 16 dicembre 2010

Il vero 2012 è ORA! la follia che coinvolgerà tutti gli abitanti del pianeta nei prossimi anni

 Il tempo psicologico sta infatti accelerando  
       e il tempo psicologico è l’unico tempo che esiste,
       non c’è un tempo che scorre oggettivamente al di fuori della nostra coscienza-
 e le persone vengono sottoposte a livelli di stress sempre maggiori.


Al di là della data più o meno certa e dei possibili disastri sul piano materiale,
ciò che più importa riguardo l’argomento 2012 è l’aspetto socio-psicologico:
le persone stanno impazzendo e impazziranno sempre di più.
Ognuno sarà portato vicino al suo personale “punto di rottura”:
   chi è geloso vivrà la sua gelosia fino in fondo,
   chi possiede paure riguardo il denaro le vivrà fino in fondo,
   chi teme l’abbandono lo vivrà fino in fondo… e così via. 

Sarà una guarigione collettiva e, come tutte le guarigioni,
anche questa comporterà una più o meno grande sofferenza.
La misura della sofferenza sarà data dalla nostra resistenza all’inevitabile cambiamento.
O ci si arrende alla Vita e si lascia andare ogni attaccamento,
oppure si impazzisce,
perché gli attaccamenti ci verranno letteralmente strappati via dalla Vita stessa...
che ci vuole bene.

Si veda il numero incredibile di donne che vengono uccise dal loro ex compagno,
si tratta ormai di una vera e propria strage quotidiana dovuta all’incapacità dell’essere umano medio di accettare ciò che porta la Vita rinunciando ai propri attaccamenti affettivi.

Più resistenza, più attrito, più dolore, più follia.
Restare nel qui-e-ora,
accettare quello che c’è e non quello che noi vorremmo ci fosse,
aprire il Cuore,
guardare con coraggio le proprie paure…
questo ci consente di attraversare indenni il 2012...
e di farlo già oggi,
senza dover aspettare quella data.
-S.Brizzi-

mercoledì 8 dicembre 2010

“La trappola del tempo"

Tratto dal primo capitolo: “La trappola del tempo”.

La Sconfitta di Cronos
Lezioni di risveglio al cerchio interno
Da non perdere
Prezzo € 15,00

Cronos era il dio del tempo e regnava sul creato insieme alla sua sposa Rea. Sotto il
regno di Cronos la terra conobbe un’età dell'oro, ma la sua tranquillità fu minata da un
triste vaticinio: gli fu infatti predetto che il suo regno avrebbe avuto fine per mano del
suo figlio più forte. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino iniziò a divorare i
figli che partoriva Rea non appena nascevano, tenendoli così prigionieri nelle sue
viscere.
Rea, disperata, chiese aiuto ai genitori per cercare di salvare i propri figli. Fu così che
dopo aver fatto nascere il suo ultimogenito, Zeus, Rea si recò dal suo sposo e anziché
presentargli il figlio, gli consegnò un masso avvolto nelle fasce, che Cronos ingoiò
senza sospettare nulla.
Zeus, che era stato nascosto dalla madre in una caverna del monte Ida nell'isola di
Creta, quando fu grande a sufficienza salì in cielo e con l'inganno fece bere a Cronos
una speciale bevanda preparata da Metis (dea della saggezza) che gli fece vomitare i
figli che aveva divorato. Dopo di ciò dichiarò guerra al padre e lo vinse.
Vi ho letto il mito di Cronos perché rispecchia in maniera magnifica la situazione
dell’uomo medio che vive nel sonno. Tutti gli uomini – o quasi – sono schiavi di
Cronos, il tempo, che li divora giorno dopo giorno, istante dopo istante. Ogni
sofferenza nasce dal tempo, per cui l’obiettivo di chiunque voglia svegliarsi deve
essere la sconfitta del tempo. Non possiamo essere felici, realizzati, innamorati...
restando schiavi del tempo. La nostra non deve essere una fuga dalla sofferenza o da
una particolare situazione lavorativa, famigliare, affettiva, ecc., ma esclusivamente
una fuga dal tempo.
Tentare di cambiare una situazione contingente non serve a nulla, fornisce risultati
solo parziali, mentre il nostro scopo è trovare una soluzione radicale, definitiva, non
revocabile. E questa soluzione è costituita dal nostro sottrarci all’inganno del tempo.
Smettiamo di farci divorare da Cronos!
Diversi anni fa una donna – una grande donna – mi ha rivelato due segreti
fondamentali, dicendomi che è sufficiente conoscere questi due segreti per liberarsi
dall’illusione nella quale l’umanità è immersa. Gli uomini infatti, se non l’aveste ancora
capito, vivono in un’illusione, in un mondo finto. Non vi sto parlando dal piano
intellettuale, non mi limito a dire che viviamo in un mondo di menzogne o di falsi
sentimenti, questo credo che riescano a capirlo un po’ tutti, ma ciò che pochissime
persone riescono a comprendere è che tutto ciò che si trova all’interno della nostra
coscienza ordinaria ha la stessa consistenza di un film. Io sto parlando a un livello
molto profondo: il mondo come lo percepiamo è totalmente finto, viviamo dentro
un’allucinazione sensoriale.
Bene... questa è la premessa. Detto questo, il primo segreto per uscire da questa
magnifica allucinazione consiste nel comprendere pienamente che noi creiamo la
nostra realtà... totalmente, senza eccezioni. Ho dedicato un intero seminario a
spiegare nei particolari fino a che punto le persone che incontriamo e i fatti che ci
accadono sono interamente – anche se inconsciamente – voluti da noi. Coloro che
incontriamo e ciò che queste persone ci dicono corrispondono perfettamente a ciò che
noi siamo: ci dicono e ci fanno solo ciò che vogliamo sentirci dire e ciò che vogliamo
farci fare.
Il secondo segreto che mi è stato rivelato è che il tempo è una trappola, una trappola
utile, con un suo preciso significato evolutivo, ma pur sempre una trappola. Gli uomini
vengono quotidianamente divorati dal tempo. Gli scienziati credono che il tempo sia
oggettivo, credono si trovi fuori dalla loro coscienza e che scorrerebbe comunque
indipendentemente dal loro esserne coscienti.
 ...
 ...
Adesso state bene attenti. Punto primo: noi guardiamo il mondo e questo ci sembra
qualcosa di oggettivo che esiste al di fuori di noi. Punto secondo: il tempo tiene in
piedi quest’illusione nella quale siamo intrappolati. Il tempo è ciò che ci impedisce di
realizzare che il mondo è dentro di noi e che noi e il mondo siamo tutt’uno. Vediamo
come sono collegati questi due punti. Se noi riusciamo a ingannare Cronos accade
qualcosa nella nostra coscienza. È qualcosa di molto importante. Quando noi
aggiriamo il tempo – e non vi ho ancora detto come si fa – la mente collassa e la
nostra coscienza diviene sovra-mentale. La nostra coscienza smette di identificarsi con
la mente, ne viene come sbalzata fuori. Questo è ciò che accade quando non siamo
più soggetti al tempo. La mente perde i suoi punti di riferimento principali: passato e
futuro.
 ...
 ...
L’attività ordinaria della mente, quando non si trova in uno stato di concentrazione, è
costituita di anticipazioni, fantasticherie e ricordi – quello che abbiamo definito in
questi anni come ‘dialogo interno’, cioè l’inutile ‘rumore’ quotidiano della mente. Il che
non ha nulla a che vedere con il vero pensiero: le attività in cui s’impegnano l’artista,
lo scienziato, lo studioso, il mago. Per esempio, oggi vi sto facendo utilizzare al meglio
la vostra mente astratta, infatti per qualcuno di voi non è semplice seguirmi. Uno degli
scopi che mi prefiggo è portare le persone ad avere dimestichezza con la propria
mente astratta, vorrei insegnarvi a pensare nel vero senso del termine, perché non si
può giungere alla conoscenza del Cuore se prima non si costruisce una solida mente
astratta, capace di afferrare concetti molto sottili, impalpabili. Molti cosiddetti
‘ricercatori spirituali’ vogliono arrivare al Cuore senza aver prima stabilito solide basi
nella mente superiore, e il risultato è che divengono dei mistici: hanno un grande
Cuore, intuiscono la Verità, ma sul piano mentale non sono in grado di spiegare niente
né di se stessi né dell’universo.
 ...
 continua nel testo La sconfitta di Cronos di Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, 2010

La Sconfitta di Cronos
Lezioni di risveglio al cerchio interno
Da non perdere
Prezzo € 15,00

lunedì 6 dicembre 2010

Il dialogo interiore

Il dialogo interiore
Il dialogo interiore
Liberamente tratto e tradotto da:
“THE INNER DIALOGUE” di Will Parfitt
Se per un momento smettete di fare ciò che state facendo e semplicemente ascoltate ciò che vi accade dentro, scoprirete che per la maggior parte del tempo è in corso un dialogointerno con voi stessi. “Dovrei farlo adesso, oppure dopo?….cosa c’è per cena?…. dai,concentrati su questo, è importante….mi chiedo se Mike mi telefonerà….” E così via.Creiamo la nostra realtà dialogando con noi stessi sul nostro mondo, su ciò chepercepiamo, e su ciò che crediamo stia succedendo. Questa non è necessariamente una cosa negativa, perché ci aiuta a restare con i piedi per terra ed a relazionarci con le altre persone ed in generale con il mondo. Diventa un problema se veniamo catturati da questodialogo interiore e ci dimentichiamo di tutto il resto. Se impariamo a spegnere questo dialogo incessante, possiamo raggiungere un luogo silenzioso in cui contattare il nostroreale potere interiore, ed il nostro vero scopo. Raggiungiamo il mondo che sta dietro alleimmagini, ai pensieri, alle fantasie, alle emozioni, alle sensazioni.
Questo è il tema centrale di molti insegnamenti spiritualimistici ed esoterici. Ci sono molti modi per farlo. Per uno sciamano, non c’è obiettivo più importante che far cessare il dialogo interiore. Don Juan dice a Carlos Castaneda che questo è l’obiettivo principale della magia, perché quando è raggiunto tutto il resto diventa possibile. In alcune tradizionioccidentali, si sostiene che ogni pensiero mantenuto in questo stato di silenzio interiorediventa un ordine preciso, perché non ci sono altri pensieri a controbatterlo.
Nello yoga ci sono diverse pratiche che conducono alla stessa meta. Prima c’è l’asana, il controllo del corpo tramite le diverse posizioni, poi yama e niyama per il controllo dellereazioni emotive, poi dharana per il controllo della mente. Queste tecniche hanno il solo obiettivo di raggiungere dhyana – ovvero lo spegnimento del dialogo interiore – raggiungendo un luogo fermo e silenzioso al proprio interno. La parola Dhyana ha la stessa radice della parola Zen, e l’obiettivo principale della meditazione zen è lo stesso: fermare la mente razionale, fermare il continuo chiedersipensare e ragionare che ci tiene lontani dalla nostra pace interiore e dalla nostra vera identità. Nel Taoismo lo scopo è ancora lo stesso: nel Tao Teh Ching insegnano che il tao assomiglia al vuoto, e possiamo ottenerlo evitando di creare il dialogo interno.
Alla ricerca dell’Anima
Molti di noi sono stati educati a credere che abbiamo un’anima la quale, indipendentemente da ciò che facciamo, resta immutata. Partendo da questa posizione può apparire strano l’apprendere, appena ci avviciniamo alla maggior parte dei sistemi disviluppo personale, che potrebbe non essere così. Ci viene detto che l’anima deve essere “raggiunta”, “trovata” o almeno “sviluppata”, e non può essere data per scontata. Guardando da questo punto di vista, si può dire che lo scopo principale della ricercainteriore è trovare l’anima, e poi lavorare per collegarsi ad essa. Ouspensky lo riassume molto bene quando, descrivendo gli insegnamenti di Gurdjieff, dice “l’uomo così come lo conosciamo non è un essere completo….la natura lo sviluppa solo fino ad un certo punto e poi lo lascia libero, o di svilupparsi ulteriormente con i propri sforzi e strumenti, o divivere e morire uguale a come è nato”.
Anche nelle discipline in cui si sottolinea la non-azione, come il Taoismo, nulla può essere dato per scontato. Per esempio, nel Tao Te Ching, Lao-Tzu dice: “Colui che ottiene il Tao è immortale. Sebbene il suo corpo possa perire, egli non muore mai”. In altre parole, è possibile non raggiungere il Tao, e, di conseguenza, morire assieme al corpo. Salvo le poche eccezioni in cui si sostiene che non c’è nulla da raggiungere e, soprattutto, non c’è nulla da fare, in tutte le altre tradizioni troviamo una distinzione fra chi ha e chi non ha “raggiunto”.
È come se ci fossero due fili che attraversano la maggior parte degli insegnamenti sulsenso della vita. Ad un primo livello, ci possono insegnare che tutto ciò che dobbiamo fare è avere fede in qualche maestro o insegnamento, e questo è sufficiente. Una volta che iniziamo a porci delle domande, tuttavia, e cominciamo la nostra ricerca interiore, troviamo che c’è un secondo livello in cui ci dicono che dobbiamo raggiungere qualcosa oppure siamo perduti. Nell’Induismo, per esempio, al primo livello siamo portati a credere che l’anima è unita e indivisibile con Dio o l’Assoluto. Poi, ci viene detto che, per realizzarci come individui, dobbiamo sottoporci a pratiche specifiche. Allo stesso modo nelBuddismo, si dice che tutto nella vita è un’illusione, e che siamo in uno stato di sofferenzaa causa del desiderio che pervade la dualità. La sola verità o realtà è il vuoto assoluto. Per sperimentare questo vuoto, tuttavia, un individuo deve compiere certe azioni “giuste”. E se il vuoto non è raggiunto la persona è incatenata ad un’infinita serie di legami senza senso sulla ruota della morte e della rinascita.
Nel suo libro “The lost Christianity”, Jacob Needleman parla della dottrina dell’anima che la cristianità ha smarrito, e dell’apparizione e sparizione dell’anima. Egli sostiene che “l’anima non è un’entità definita…è un’energia reale, ma solo allo stadio iniziale del suo sviluppo e della sua manifestazione. Chiunque può sperimentare l’apparizione di questa energia in forma embrionale, ma quasi sempre questa viene dispersa e non porta a nulla. Needleman arriva a sostenere che quando il cristianesimo adottò la credenza che l’anima esiste in una forma predefinita, questo fu un disastro per il mondo cristiano.
Quindi, se abbiamo bisogno di “trovare l’anima”, come possiamo farlo? Come abbiamo visto, una componente essenziale di questo processo è di spegnere il dialogo interiore e contattare la condizione interiore di silenzio totale. Ma farlo non è facile ed implica sforzo,perseveranza ed anche dolore.
Sono proprio questo sforzo e questa sofferenza che ci rendono capaci di afferrare l’anima. Allo stesso modo, l’obiettivo del “vuoto assoluto” raccomandato dal Tao Te Ching non si raggiunge senza sforzo (anche se, naturalmente, l’approccio enigmatico del Taoismo ci dice che se lo rendiamo uno sforzo siamo ugualmente votati al fallimento!).
Gurdjieff ci dice che un individuo “fa un grave errore se si considera sempre la stessa e unica persona”. Dobbiamo prendere atto del fatto che siamo composti da molte parti e che il vero “Io”, l’anima, appare durante la vita solo in attimi brevissimi. Essa diventa stabile e permanente solo dopo un lunghissimo lavoro. Gurdjieff chiamava questo lavoro “sofferenza intenzionale”. Le pratiche del cristianesimo esoterico suggeriscono che abbiamo bisogno di lottare contro i tentativi della personalità di distoglierci dai nostri sforzi di andare verso l’anima. Nella nostra condizione quotidiana, pensiamo alla vita e ci diamo spiegazioni, reagiamo emotivamente o fisicamente per coprire le nostre sofferenze interiori, ed il nostro ego cerca in tutti i modi di evitare la domanda “per quale motivo siamo qui?”. Solo attraverso uno sforzo costante possiamo restare in contatto con il nostro scopo interiore, e mantenere l’attenzione sul nostro reale desiderio, quello di trovare un senso ed uno scopo alla nostra vita.
Chiunque provi a visualizzare una semplice immagine, come un cerchio blu o una croce bianca, e cerchi di mantenere quest’immagine fissa e immutata nell’area della coscienzaanche solo per un minuto, capisce quanto è difficile concentrarsi su un unico punto. Allo stesso modo, quando iniziamo a praticare la meditazione, lo yoga o altre tecniche simili, ci rendiamo conto che le nostre resistenze si attivano. La maggior parte delle persone, se viene loro richiesto di meditare anche solo dieci minuti al giorno per un mese, si renderanno conto che, prima che il mese finisca, avranno trovato ogni sorta di motivo per saltare un giorno qui, accorciare il tempo là, o smettere del tutto. Iniziare il viaggio verso l’anima può non essere difficile, ma essere costanti nel lavoro implica sforzo e sofferenza. Forse, se tenessimo a mente che, senza questo sforzo e questa sofferenza non siamo nemmeno certi di avere un anima, lasciando stare la possibilità di collegarci ad essa, forse questo potrebbe stimolarci ad una maggior perseveranza.
Il cuore forte
Immaginate un raggio di luce bianca che nasce nel vostro cuore e si espande davanti a voi illimitatamente. Cercate di mantenere la concentrazione per qualche tempo su questa luce, visualizzandola nel modo più chiaro e più definito possibile. Toccate il centro del vostro petto con la mano destra, e immaginate che il raggio di luce che avete inviato nello spazio ora torni a voi e si concentri nel vostro cuore. Immaginate che il vostro intero essere sia al centro del vostro petto.
Ora immaginate un raggio di luce bianca che nasce nel vostro cuore e sale lungo il vostro corpo fino ad uscire dalla sommità della vostra testa, e da lì espandersi infinitamente. Cercate di visualizzare questa luce il più chiaramente possibile. Di nuovo, toccate il centro del vostro petto e immaginate che l’energia di luce ritorni e si concentri nel vostro cuore. Concentratevi sul centro del vostro petto.
Ora, immaginate un raggio di luce bianca che, dal vostro cuore, scende lungo il vostro corpo e raggiunge il centro della terra. Visualizzate questa luce nel modo più chiaro possibile. Come prima, toccate il centro del vostro petto e immaginate che questa energia luminosa ritorni e si concentri nel vostro cuore.
Ripetete i passaggi con la vostra mano sinistra, immaginando la luce che esce nelle quattro direzioni (davanti, dietro, sopra e sotto), e quindi si riconcentra nel vostro cuore.
Infine, ponete entrambe le mani sul vostro petto, e semplicemente siate consapevoli della forza del vostro cuore. Prendete coscienza di entrambe le vostre capacità: la capacità diirradiare energia dal cuore, e quella di concentrarla nel cuore.
Questo esercizio intensifica l’energia del cuore, ed il vostro collegamento ad esso. Rinforzare il cuore con questa tecnica è un modo per scollegarsi dal dialogo interiore ed aprirsi alla presenza dell’Inconoscibile.

domenica 5 dicembre 2010

PERCHE' L'AMORE E' COSI' DOLOROSO? - "Osho"

L'amore è doloroso perché apre la strada all'estasi. L'amore è doloroso perché trasforma: l'amore è cambiamento. Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo. Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto. Ti muoverai in un oceano mai esplorato. Non puoi usare la mente con il nuovo come facevi con il vecchio; la mente è molto abile, ma può funzionare con il vecchio, non con il nuovo: ora è assolutamente inutile.
Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo - confortevole, sicuro - nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. È lo stesso dolore che prova il pulcino quando esce dall'uovo. È lo stesso dolore che prova l'uccellino quando prova a volare per la prima volta.La paura dell'ignoto, l'insicurezza dell'ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo. Dato che la trasformazione sarà dall'essere verso uno stato di non-essere, l'agonia è profondissima. Ma non si può avere l'estasi senza passare per l'agonia. Per purificare l'oro, esso deve passare attraverso il fuoco. L'amore è fuoco. È proprio a causa del dolore che l'amore procura, che milioni di persone vivono una vita senza amore. Anche loro soffrono, ma la loro è una sofferenza inutile. Soffrire per amore non è soffrire invano. Soffrire per amore è creativo: ti porta a livelli più alti di consapevolezza. Soffrire senza amore è un totale spreco, non ti porta da nessuna parte: continui a muoverti lungo il medesimo circolo vizioso. L'uomo senza amore è narcisista, è chiuso. Conosce solo se stesso. Ma quanto può conoscere se stesso se non ha conosciuto l'altro? Solo l'altro può essere per lui uno specchio. Non conoscerai mai te stesso se non conosci l'altro. L'amore è fondamentale anche per la conoscenza di sé. La persona che non ha conosciuto l'altro in un rapporto profondo di amore, di intensa passione, di totale estasi, non potrà nemmeno sapere chi è, perché non avrà uno specchio in cui osservare la sua immagine. La relazione è uno specchio e, più l'amore è puro, migliore e più nitido sarà lo specchio. Ma l'amore più alto richiede che tu sia aperto. Richiede che tu sia vulnerabile. Devi lasciar andare la tua armatura, ed è doloroso. Non devi stare sempre in guardia, devi abbandonare la mente e i suoi calcoli. Devi rischiare, devi viverepericolosamente. L'altro può ferirti - è per questo che hai paura di essere vulnerabile. L'altro può rifiutarti - è per questo che hai paura dell'amore. Il riflesso del tuo essere che scopri nell'altro potrebbe essere brutto - questa è la tua ansietà. Evita lo specchio. Ma non è che evitando lo specchio diventerai bello. Evitando la situazione, non puoi crescere. È necessario accettare la sfida.
Occorre entrare nell'amore. È il primo passo verso dio, e non può essere aggirato. Quelli che cercano di evitare lo spazio dell'amore, non raggiungeranno mai dio. È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell'altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell'altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso, narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo. L'amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali. Ma naturalmente, il cielo infinito fa paura. Inoltre lasciare andare l'ego è molto doloroso perché ci hanno insegnato a coltivarlo. Pensiamo che l'ego sia il nostro unico tesoro. L'abbiamo protetto, decorato, l'abbiamo lucidato in continuazione e, quando l'amore bussa alla porta, tutto ciò che ci occorre per innamorarci è mettere da parte l'ego: è doloroso, certo. È il lavoro di tutta la tua vita, è tutto ciò che hai creato, questo ego orrendo, questa idea che sei separato dall'esistenza. È un'idea brutta perché non è vera. È un'idea illusoria, ma la società esiste, è anzi basata proprio su questa idea che ogni persona è una persona, non una presenza. La verità è che al mondo non esistono persone ma solo presenze. Non ci sei, non esisti come ego, separato dal tutto. Sei parte del tutto. Il tutto ti penetra, il tutto respira in te, pulsa in te, il tutto è la tua stessa vita. L'amore ti dà la prima esperienza di armonia con qualcosa che non è il tuo ego. L'amore ti insegna per la prima volta che puoi entrare in armonia con qualcuno che non è mai stato parte del tuo ego. Se puoi essere in sintonia con una donna, con un amico, con un uomo, se puoi essere in sintonia con il tuo bambino o con tua madre, perché non puoi esserlo con tutti gli esseri umani? E se essere in armonia con una sola persona ti dà tanta gioia, quale sarà il risultato se sarai in armonia con tutti gli esseri umani? Ma se puoi entrare in sintonia con tutti gli esseri umani, perché non anche con gli animali e le piante? Un passo porta al successivo.
L'amore è una scala: inizia con una persona, e finisce col tutto. L'amore è l'inizio, dio è la fine. Aver paura dell'amore, aver paura dei dolori della crescita che l'amore procura, vuol dire rimanere chiusi in una cella oscura. L'uomo moderno vive in una cella oscura: è narcisista. Il narcisismo è l'ossessione più grande della mente moderna. E poi arrivano i problemi, problemi senza senso. Ci sono problemi che sono creativi perché ti portano a un livello più alto di consapevolezza. Ci sono problemi che non ti portano da nessuna parte, ti tengono solo legato, ti tengono nel caos del passato.

venerdì 3 dicembre 2010

L'EGO: IL FALSO CENTRO - "OSHO"

Sympetrum fonscolombei(Sélys,1840)
L'EGO: IL FALSO CENTRO
Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego. Un bimbo nasce. Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno. Nascere significa questo. Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.
Gli "Altri" significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto, ed egli si dimentica del corpo. E’ così che un bimbo cresce. Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.
Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: "Quanto sei bello", se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé. In questo modo, è nato l’ego. Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro. Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere.
Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui. E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso. Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.
L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla! Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione.
Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi. L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno. Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società. Gli altri non si preoccupano di te. Il loro unico interesse è la società.
La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere. A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema. Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società. Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato. Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi... semplicemente, essi non sono compatibili.
Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene. Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino. E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone... e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato.
La società non si preoccupa della moralità. La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società. Se la società è in guerra, la morale cambia. Se la società è in pace, esiste una morale diversa. La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti. Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.
La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile. E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società. Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: "Figlio bello! Siamo orgogliosi di te." Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana -- non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco -- allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato... la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.
L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione. Ho sentito raccontare: Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: "Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?" Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: "Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto." Nasruddin replicò: "E allora, cosa te lo fa pensare... ?" Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei. Non è un’esperienza diretta. Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro.
Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro. Nessun altro può metterci voce... non sono affari suoi! Nessun altro gli può dare una forma... vieni al mondo con quel centro. Tu sei nato con lui. Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego.
E’ una cosa falsa... ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza. Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.
Gli altri ti hanno dato quell’idea. Quell’idea è l’ego. Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé... perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé. E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno. Sarete confusi, nel caos. In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così.
Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve. Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite. Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: "Voglio andare a casa, ho paura del buio." La nonna allora gli disse: "So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?" Il bambino rispose: "E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco." Anche dell’oscurità si pensa: "Questa è la mia". All’esterno... un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: "Questa è la mia oscurità." Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi... non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di "Io sono".
Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos... perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere. E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato... e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa. La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto. E’ questo che fanno tutte le vostre università.
Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa. Ma ecco che vi spaventate. Oltre la siepe c’è il pericolo. Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale. E’ necessario rischiare... essere coraggiosi.
Occorre fare un passo nell’ignoto. Per un attimo, tutti i confini spariranno. Per un attimo, avrete le vertigini. Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto. Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti... dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere. Questa è la vostra anima, il vostro sé.
Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine. Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza. Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle.
Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle. La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna. Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali." Mille", significa "infiniti petali".
E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai. Voi però, vi accontentate di un ego di plastica. E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può... non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto... non sono eterni, ma durano a lungo. Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo.
E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane. A noi sembra che il fiore vero sia morto... non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.
Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte... e continua a fiorire. Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore... non vediamo mai la continuità. E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri. E’ lo stesso sole... ma con un abito diverso. L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca.
Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai. Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla. Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo? L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo "sé". Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice? Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.
Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa. Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice. L’ego è l’inferno. Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare... e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza. Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza.
Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: "E così, hai ancora da ridire, vero?" Mulla rispose: "Ma se non ho aperto bocca." "Lo so", rispose la moglie, "ma stai ascoltando in modo molto aggressivo." Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.
L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: "Non c’è niente", comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente... l’altro ti rende cosciente di questa evidenza. L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile.
Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te? Ti perderai. La tua identità si spezzerà. Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto. Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.
Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro. Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: "Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?" Il maestro rispose: "E’ un problema suo, non mio." Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce. L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.
Vive sull’attenzione degli altri. Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego? E’ necessaria l’attenzione degli altri... e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare.
Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione. Questo è vero e proprio mendicare. Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro. Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi... se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.
Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo. Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo. Inizia a cercare l’ego: non negli altri -- che non ti riguarda -- ma in te stesso.
Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno. Ti aspetti qualcosa... e non succede niente. Ti aspetti qualcosa... e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo. Le cause non stanno al di fuori di te. Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice? Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia? Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.
Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te. La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego. E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.
E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: "Sono diventato umile". Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile. Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo.
Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro. Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista. E’ unicamente semplice. Non è neppure consapevole di esser umile.
Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora. Guarda le persone umili... ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: "Sono umile", e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione. "Come sei umile!" vorrebbero sentirti dire. "Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te." E osserva il sorriso che compare sui loro volti.
Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: " Nessuno è come me", e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. "Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini." Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio.

Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: "Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori." All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando -- era ancora buio -- e anche lui cominciò a dire: "Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta." E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: "Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?"
Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere. Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego. Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre. Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.
Qualunque cosa tu faccia -- umiliarti, renderti modesto e semplice -- niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente.
Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione. E’ il tuo stesso ego. Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere.
Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego. Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro.... quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.
Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente. Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé.
Quindi non affermare mai: "Ho lasciato cadere l’ego". Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza. Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti... a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: "Aiuto! Aiuto!" E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: "Aiuto! Aiuto!" E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca. Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: "Per favore si avvicini". E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.
La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: "Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi... adesso parliamo dei suoi!" Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.
Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli. Anzi, li danneggerai. Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.
Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri. In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare. E’ difficile vedere il proprio ego. E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare. Prova a vedere il tuo ego.
Osservalo semplicemente. E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo. Cade esattamente come una foglia secca.
L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade... e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente. La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così...
Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca. Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro. Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare. E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome. Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Copyright © 2003 Osho International Foundation Osho,
tratto da: "Tantra: La comprensione suprema" Bompiani editore

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Il Risveglio di Coscienza

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