L'inganno della personalità

"Lì dove è stata perduta" , il film nato grazie alla collaborazione di tutto il gruppo di lavoro ALBERO DELLA VITA , è stato per tutti noi, ma in particolar modo per me, un mezzo per elaborare alcuni dei meccanismi delle personalità, soprattutto legati all'aspetto narcisistico e manipolatorio delle dipendenze affettive. Lo scopo del film non è solo l'elemento cinematografico, ma il messaggio che esso contiene, ossia quello di iniziare un vero lavoro di osservazione e crescita interiore, che tutti noi ogni giorno portiamo avanti. Qui di seguito metto in evidenza un nodo psicologico fondamentale espresso nel film, ma analizzandolo più nel dettaglio.

Prova ad immaginare di avere una conversazione con Dio, con lo Spirito che è dentro di te e che guida ciascun essere umano. Chiedigli di mostrarti la verità su di te. E se la risposta fosse proprio questa?

"Ciò che ti ostini a difendere è l’atteggiamento distruttivo della personalità legata alla paura dell’abbandono. Quando il partner sembra assumere un atteggiamento più distaccato, quindi non da mamma o papà, allora inizi a credere che non ti ami, che è lontano da te, che non ti vuole più. La tua mente va in protezione per non provare quel dolore, che non è reale. Non vuoi essere abbandonato e per evitare questa emozione, inizi a proiettare rabbia, frustrazione, insoddisfazione, quello che tu chiami odio, tutto sull’altro. Cerchi la scusa per evitare il confronto, accusi l’altro come se il problema fosse lei/lui, che non si prende cura di te, che non ti coccola. Metti un muro, ti isoli, ti rifugi nel bambino ferito che vuole mamma o il papà tutto per sé, che lo assecondi e lo lasci fare. Ora devi ragionare da compagno di vita, non più da figlio, e soprattuto da padre e madre nei confronti dei tuoi figli, e non più da fratello o amico. Il genitore da la direzione, il compagno accosta il proprio compagno/a in questa direzione. Se ti percepisci figlio, ti sembrerà di non sentire il legame e l’amore nella relazione di coppia, ma solo la dipendenza. E ti rifugerai nei tuoi figli proiettando i tuoi disagi e anziché direzionarli, li vorrai proteggere difendendo i meccanismi che in loro possono nascere, anziché stroncarli, sia in te che in loro.


Non devi dimostrare nulla a nessuno. Devi solo essere te stesso, riconoscerti in anima, prendere quel bambino per mano e tirarlo fuori da quella stanza della mente dove è ancora chiuso. Eri convinto di aver lasciato per sempre la dipendenza con la mamma, o con il papà, in realtà non è così. Non appena taglierai questo cordone ombelicale di dipendenza, saprai e sentirai quasi all’istante cosa fare e guarderai la tua compagna, il tuo compagno con occhi diversi, forse come non l’hai mai guardato. Non avere paura del futuro perchè è irreale ciò che immagini ora col filtro di quel dolore, di quel trauma che ti ha fatto soltanto costruire tutte quelle personalità che ti hanno deviato da te stesso.


Tu pensi che dire a te stesso di essere un fallito possa metterti in condizioni di apparire umile, debole, di dimostrare che sei disposto a perdere tutto per farti guidare da me. Lo vuoi dimostrare agli altri per apparire bravo. 



"Ti senti un fallito perché vuoi esserlo, così qualcuno si prenderà cura di te e tu mollerai ogni responsabilità.

Ti sentirai autorizzato a dire "visto che pensate che sono un fallito, state solo confermando ciò che già penso e quindi non faccio nulla per cambiare".

Mi dici che ti senti accusato , ma in realtà tu vuoi sentirti accusato , metti in condizioni gli altri di farlo solo per dimostrare le tue idee.

È l'unica via facile che la tua personalità trova per rimanere figlio, fermo, in attesa.

Non serve trovare la scusa che non sai che fare, che sono gli altri a farti sentire cosi o che cerchi di fare il possibile per cambiare e poi ti lamenti anche. Chi di solito cerca di fare il possibile, non sta lì a sbandierarlo, ma lo fa e basta raccogliendo i frutti delle sue azioni.


Dici che hai paura di essere abbandonato, di essere visto come uno che non si da da fare nonostante ti sforzi di farlo. Ma davvero lo stai facendo? Vivi nella paura, nella paura fluisce la tua energia, agisci per paura, pensi con paura e per questa paura non mi ascolti. Non stai vivendo.

Mi chiedi cosa fare, come fare.. lo fai tu come lo fanno tutti. La questione non è chiedere e basta, ma chiedere, ascoltare e poi agire. Tutti si fermano solo alla fase del chiedere e poi si voltano dall'altra parte.


Non puoi dire "non so cosa fare". Sei concentrato sul risultato idealizzato di ciò che vorresti per sentire la serenità che cerchi, ma non è ciò che io ti sto indicando. Io ti mostro i passi e sono proprio quelli ciò che ti danno l'insegnamento della forza, del coraggio, dell'umiltà, della pazienza e della fede. Il risultato è un mio compito. 

Se vivi in funzione della paura di perdere, agirai secondo calcoli, schemi che alimentano la personalità e l'oscurità ne approfitterà.  Se ti trovi nella situazione in cui dici: "non so cosa fare, non riesco a sentire" ti basta fare silenzio. In quel momento potrebbe accadere di sentire i pensieri più amplificati fino a farti entrare nell'oscurità più totale oppure potrai far accadere il miracolo di fare davvero silenzio, del vuoto dentro di te permettendo ad anima e me di entrare e allora saprai finalmente che dire "non so cosa fare" è solo una scusa per prendere tempo"


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“Lı̀ DOVE ᴇ̀ STATA PERDUTA” - 𝑖𝑙 𝑡𝑜𝑢𝑟
𝗣𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝗹𝗺 𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗶:
𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘴𝘱𝘪𝘯𝘨𝘢 𝘭’𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰 𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘴𝘪 𝘦 𝘳𝘪𝘮𝘢𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰, 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘱𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘭 𝘯𝘦𝘮𝘪𝘤𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘪𝘴𝘢𝘨𝘪𝘰 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰, 𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘭𝘢 𝘨𝘪𝘰𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘴𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘪𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢
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